Un giornalista e due pungiball ad Arezzo

Un giornalista e due pungiball ad Arezzo

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Bacheca politica in disuso

L’amore politico di Romano Salvi per i Segretari provinciali del Partito Democratico è evidente quanto la loro capacità di perdere le elezioni.

Nella lotta politica all’interno del Partito Democratico in Provincia di Arezzo, il giornalista Romano Salvi (Corriere di Arezzo) non ha lesinato elogi per l’ex segretario provinciale Marco Meacci e per quello attuale, Massimiliano Dindalini.

Su Dindalini il racconto degli eventi interni al Partito Democratico si fa presto epico. Romano Salvi parte dalla riconferma di Dindalini alla guida della segreteria provinciale, “con il voto di meno della metà dei componenti della direzione”, per poi esaltarne il risultato: “al contrario di  quanto possa far pensare il suo incarico a termine […] il suo ruolo esce rafforzato”.

“Il Timoniere” come lo definisce Salvi in un altro articolo, è un segretario provinciale che ha perso tantissimo tra il 2015 e il 2016, e non viene votato nemmeno dal suo partito. Ma nonostante tutto “il PD – afferma Salvi – ritrova una guida che ha trovato autorevolezza proprio mettendosi per primo in discussione”.

Se un elettore può decidere indirettamente le sorti di un segretario provinciale durante le elezioni amministrative, un iscritto a un partito può delegittimare una carica in modo diretto. Quando ci sono entrambe queste condizioni la conclusione si scrive da sola, o almeno così dovrebbe essere.

Su Marco Meacci gli elogi di Romano Salvi iniziano per un festival culturale organizzato dall’ex segretario provinciale per arrivare bene presto a rimpiangere i tempi politici che furono:

“Sarà il caso di chiedersi – scrive Salvi – se da quando Meacci si occupa del Festival (estate 2013), ci guadagna più la cultura aretina o ci perde più il Pd aretino”.

Ora, nessuno si scandalizza per gli endorsement di un giornalista nei confronti di un politico o di una parte politica (in questo caso rigorosamente Non Renziana), ma la questione è discutibile per l’oggetto della difesa.

Nel caso Meacci/Dindalini siamo di fronte a due politici che hanno perso quasi tutto quello che c’era da perdere, sia in termini di consensi che di elezioni comunali. Sotto la loro guida (2008/2016) il Partito Democratico ha perso talmente tanti comuni da ridefinire la cartina elettorale della Provincia di Arezzo: Bibbiena, Subbiano, Castiglion Fiorentino, Arezzo, Sansepolcro, Anghiari e Montevarchi hanno conosciuto bandiere politiche diverse da quelle del PD.

Insomma, due segretari che quando perdono, perdono per davvero.

Delle due l’una. O Romano Salvi sostiene Meacci/Dindalini per un puro spirito masochistico. Oppure il giornalista del Corriere di Arezzo tenta un’estrema difesa nei confronti di una classe dirigente che per statura politica e risultati elettorali non ha retto l’urto dei tempi che corrono.

Per noi la seconda. E per voi?

 

 

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