Trasporto pubblico: Milano e Roma a confronto

Trasporto pubblico: Milano e Roma a confronto

by -
0 1287

Le differenze tra Milano e Roma sono molte, e avendo vissuto in entrambe le città ho potuto sperimentare direttamente la loro profondità. Le due città oggi si trovano insieme a dover affrontare un’importante prova elettorale per l’elezione del prossimo sindaco, ma anche la politica ha deciso di affrontare questa sfida in modi molto diversi.

Roma spaventa, nessun partito sembra voler seriamente prendere la sfida per la guida della capitale, in campo sono stati schierati personaggi secondari e il timore di bruciarsi è forte[1].

Milano attrae, non stupisce che la sinistra abbia puntato “paradossalmente” su un uomo di destra, Giuseppe Sala ex-braccio destro della Moratti, nel tentativo di spezzare i giochi agli avversari convogliando così in un unico candidato le intenzioni di voto di entrambi gli schieramenti, “ti piace vincere facile”.

Emblema, però, delle differenze tra le due città sono le due grandi municipalizzati attive nella gestione del trasporto pubblico, ATM e ATAC. Infatti, se Milano incarna lo spirito di efficienza di produttività del paese, così anche ATM si contraddistingue per la sua elevata marginalità e fonte di ricchezza per il Comune[2]. Stesso discorso per la capitale, più le strade si riempiono di buche più il sistema clientelare[3] e di sprechi dell’ATAC collassa su se stesso.

Più che un confronto sembra un’umiliante sconfitta alla dignità, sembra impossibile, ma parliamo dello stesso Paese e delle stesse risorse a disposizione (al massimo una disproporzione a favore di Roma). Il motivo di tante differenze non può che essere espressione dell’incapacità della classe dirigente romana e della corruzione (dilagante in tutto il paese), che ormai ha raggiunto i livelli più alti nel cuore dell’Italia.

L’esperienza positiva del Commissario Francesco Paolo Tronca, cioè di un uomo indipendente e fuori dalla politica (=non cerca voti o riconferme), sembra prospettare qualche spiraglio per un recupero della situazione capitolina. Io ritengo che sebbene sia giusto riporre le speranze nelle istituzioni, si debba cercare una soluzione diversa per assicurare un servizio efficiente (anche nel lungo termine) ai cittadini romani.

Preliminare ad ogni altro ragionamento è il dover comprendere che la definizione di servizio pubblico non include automaticamente la gestione dello stesso sia in mano pubblica. Provo a spiegarmi, il trasporto pubblico (così come ogni servizio pubblico in genere) nella sua complessità è separabile in 4 macro comparti:

1. Definizione del fabbisogno da finanziare: Ogni servizio in quanto tale pone il problema su dove porre l’asticella tra quanto si debba finanziare con un prelievo generale e quanto sia regolato da un costo per prestazione o tariffa. Risulta evidente che generalmente in Italia si è scelto un sistema a forte contributo della fiscalità generale con un costo minimo richiesto agli utilizzatori effettivi. Io ritengo che il sistema attuale, cioè di una componente predominante da parte della collettività indistinta, sia corretto. Un servizio di trasporti urbani efficiente da beneficio a tutta la comunità, anche per chi non risulti essere un utilizzatore effettivo.

2. Modalità di raccolta delle risorse necessarie: passaggio successivo è la definizione di come far gravare questo costo sui cittadini sia in termini di contributo “generico” alla cosa pubblica che in termini di tariffa ed eventuale sua differenziazione ulteriore in linea con i principi morali ed etici della comunità. In Europa, il principio della proporzionalità è estremamente consolidato, io personalmente sul tema ho delle opinioni non allineate con il mainstream, e siccome il tema richiederebbe una trattazione separata prendiamo per buona la scelta di una fiscalità fortemente progressiva associata ad una tariffazione differenziata per incentivare utilizzo a studenti ed anziani[4].

3. Gestione del servizio: tema centrale della discussione. In Europa si hanno molti sistemi anche all’interno dello stesso paese, abbiamo nazioni come Italia e Francia, nelle quali gli apparati dello Stato gestiscono direttamente il servizio[5] e nazioni come il Regno Unito in cui la gestione è interamente privata. Sul metodo più efficiente c’è molto dibattito, basti pensare che anche nella stessa Inghilterra l’efficientissima BBC è in mano pubblica. Personalmente ritengo che non esiste una regola valida per tutti i casi, ogni contesto merita un’attenzione specifica. Roma porta in seno decenni di malaffare e di incroci elettorali e criminalità organizzata, il sistema non è più in grado di rigenerarsi per questo non vedo altra soluzione che in una coraggiosa privatizzazione di tutti i servizi a gestione pubblica e il drastico riordino (=licenziamento) di gran parte dell’amministrazione locale. In agricoltura per salvare una pianta malata, la soluzione è sempre potare.

4. Controllo e rendicontazione: il grande assente italiano. Qualsiasi sistema si adotti deve per poter funzionare avere qualche forma di controllo e obbligo di trasparenza. Solitamente la competizione e concorrenza (gare ad evidenza pubblica) garantirebbero un minimo di tutela per noi consumatori, ma l’ambiente romano non è tra i più favorevoli[6]. Per questo auspico all’impegno della nuova amministrazione capitolina nel fornire maggiori dettagli nei bilanci sia comunali che delle proprie municipalizzate[7] e all’istituzione di una vera e propria Agenzia delle Uscite[8].

La teoria economica spesso non vede una convergenza di idee, soprattutto in tematiche delicate come la gestione del benessere pubblico, ma l’evidenza dimostra come la cura non possa che essere un taglio netto con il passato e con le sue regole.

Il Paese ha fame di nuove soluzioni e sistemi, lo dimostra anche il successo elettorale dei movimenti anti sistema, ma per evitare che tutto degeneri nel populismo, dove chi vince si sostituirà alla vecchia oligarchia, è necessario comprimere la sfera pubblica e ricorre agli strumenti della trasparenza e della competizione per rilanciare il paese e ridurre gli sprechi.

Citando il J.F. Kennedy “ogni dollaro risparmiato dalla tassazione è un soldo risparmiato o investito per creare nuovi posti di lavoro e nuovi salari”, per questo credo che il rilancio del Paese debba partire dalle nostre città e le scelte e i programmi che vinceranno questa tornata elettorale saranno decisivi per il nostro futuro.

[1] Non stupisce la decisione del governo di “riconsegnare” i circa 13€ miliardi di debito in gestione straordinaria commissariale alla gestione ordinaria del bilancio capitolino. In altre parole, l’impegno di gestire questa montagna di debito, che gravava sulla fiscalità generale con lo scopo di permettere all’ex-sindaco Gianni Alemanno di gestire con relativa tranquillità la città, è riconsegnato al comune di Roma. Qualsiasi nuova amministrazione sarà “bloccata” e vedrà tutte le proprie risorse convogliate nel tentativo di risanamento.

[2] Oltre 160€ milioni tra utili e dividendi genarti da ATM a favore del suo azionista, Comune di Milano, negli ultimi 6 anni.

[3] ATAC vanta il record (credo mondiale) del rapporto autisti e impiegati di ufficio, quasi due dipendenti per autista, non male per una società che dovrebbe fare del servizio pubblico il perno della propria attività.

[4] A questo proposito riporto la, a mio avviso positiva, iniziativa di ATM di offrire abbonamenti per pensionati con limiti di orario, di modo da alleggerire il traffico nelle ore di punta dei lavoratori. L’idea di creare uno schema con tariffe legate all’utilizzo del servizio (in nome del principio della domanda offerta) è molto diffuso negli USA, dove il costo per l’accesso alla rete metropolitana è definito in funzione del traffico medio per fascia d’orario.

[5] Qui utilizzo il termine diretta in modo estensivo rispetto al suo significato giuridico, infatti non distinguo tra gestione in-house e società di diritto privato, ma con la proprietà in mano pubblica.

[6] www.ilfattoquotidiano.it

[7] La quantità spesso non è sinonimo di qualità, ma le 48 pagine del bilancio di ATAC contro le 148 di ATM non sono certo una dimostrazione di buona fede.

[8] L’attività della Corte dei Conti è sicuramente elemento di orgoglio nazionale con i suoi continui richiami e denunce di sperpero di denaro pubblico, ma è un organo privo di potere nei confronti della pubblica amministrazione e spesso i suoi gridi vengono strozzati troppo in fretto dalla politica collusiva con il mala affare.

NESSUN COMMENTO

Lascia una risposta