Renzi e le perplessità degli adulti

Renzi e le perplessità degli adulti

fonte: limbeccata.it

Mentre Laura Boldrini pronunciava ripetutamente il nome ‘Mattarella’, il mio amico Claudio contava sottovoce il numero dei voti. Con un movimento impercettibile delle labbra e un sorriso beffardo, accompagnava la galoppata del candidato al Quirinale. Niente a che vedere dunque con le lapidarie parole utilizzate dopo l’investitura di Matteo Renzi a Palazzo Chigi:

“Io proprio non ce lo vedo”.

Claudio – confederato Cgil, ex diessino e piddino mai del tutto convinto – non ha mai digerito il 2013, figuriamoci l’avvento di Renzi, dei trentenni al potere e di tutti quegli strumenti digitati. Il punto è che ora Claudio riconosce un dato: Renzi è più veloce dei suoi avversari: pensa mentre agisce, si forma mentre occupa posizioni politiche rilevanti. È talmente al passo con i tempi che anticipa la notizia.

panorama.it
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Sarebbe ingeneroso pensare che il motivo del suo successo sia dovuto alla sola comunicazione. Il suo vero predecessore – Silvio Berlusconi – aveva dato l’illusione di un cambio di ritmo: chi non ricorda la campagna elettorale del 1994 con Achille Occhetto vestito alla bulgara (con tutto il rispetto per i bulgari) mentre Silvio sfoggiava un vestito alla moda e un sorriso da star hollywoodiana. A tutti quei lustrini fatti di comunicazione calcistica, gossip e brillantine, Berlusconi non ha fatto seguire scelte politiche: si è sempre incartato – anche per beghe personali – fino alla crisi del 2011 quando i tedeschi erano nuovamente nel suolo italiano.

Renzi utilizza gli strumenti comunicativi di cui dispone per prendere decisioni politiche e i suoi amici/nemici – minoranze interne, alleati di governo e nazareni vari – non gli stanno dietro: sono costretti a rincorrerlo.  Magari più preparati e navigati, ma alla fine gli viene il braccino del tennista e questo Renzi lo sa bene.

Sarà l’economia a sancire il successo o l’insuccesso del Premier Renzi? Lo vedremo. Per il momento anche Claudio si gode il metodo Renzi per il Quirinale: semplice, indolore (non per tutti) e definitivo.

 

 

 

 

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