Porno, business e big data: #algoritmo del desiderio

Porno, business e big data: #algoritmo del desiderio

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fonte: porniq.com

Questo post* va a ritroso, talmente a ritroso che inizia dove finirà il quarto post di una serie dedicata al porn-human:

“Siamo cloud endosimbiotiche di batteri e pornobit”.

Questa la destinazione. Un arcipelago che unisce DNA, tecnologia e hardcore: una rete di isole che affiorano su Lo Stampateo nelle prossime settimane.

 

Isola n°1 – #algoritmo

Mentre in molti è ancora vivo l’immaginario di un’industria del porno guidata da editori in vestaglia, pervertiti e insaziabili sporcaccioni, i big player dell’hard si stanno muovendo in tutt’altra direzione.

Le conigliette? Sorpassate. I più sexy ora sono i data scientists. Sono loro a tuffarsi nell’immensa piscina di dati che siti come Pornhub ottengono con i loro 60 milioni di visite al giorno.

porno-algoritmoLo studio di algoritmi, analitiche e keywords lubrifica il modello di business dei colossi del porno, consentendo performance di mercato sempre più elevate. Professionisti vengono pagati per guardare tonnellate di video x-rated ed estrapolarne i tag migliori. Analisti e ingegneri informatici lavorano allo studio dei dati per raggiungere una profilazione sempre più precisa. Browser utilizzato, tempo di permanenza, tipo di device: è la conoscenza di e la correlazione tra questi elementi a dare le indicazioni strategiche a brand che sono a tutti gli effetti delle piattaforme data-driven ad altissimo tasso tecnologico.

Le parole d’ordine sono quindi quelle dei big player delle vendite online: profilazione, behavioural advertising, interaction design, user-experience.

Lo esemplificano due progetti targati Pornhub: PornIQ che usa un algoritmo per creare playlist personalizzate sulla base di tre semplici indicazioni di consumo date dall’utente, e PornMD un motore di ricerca interamente dedicato all’hard.

In questa prima città, assieme invisibile e ipervisuale, del nostro tragitto verso il porn-human il rifornimento si fa alla stazione dei dati, perché a fare da motore è un feticismo del codice che si traduce in un porno a orologeria, ossessivo dell’adesione ai codici espressivi, minuzioso nell’identificazione di keywords e tag.

Sono gli algoritmi i veri porn-performer.

 

*Questo post nasce dall’invito a partecipare con uno speech, nel 2014, all’Internet Festival Di Pisa. Claudia Attimonelli e Valentino Susca sono stati, a tutti gli effetti, istigatori al pornostoppismo.

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