Pompei ed Ercolano da salvare

Pompei ed Ercolano da salvare

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fonte: artowork from Shape Studio

Che l’Italia fosse uno scrigno pieno di storia, arte e cultura, non è nuovo a nessuno. Ma che gli italiani avessero chiuso lo scrigno e buttato via la chiave, questo è un fatto che, oltre a essere gravissimo, stupisce, imbestialisce e poi rende oltremodo triste chiunque abbia un minimo di sensibilità. E’ il caso di Napoli per esempio: sperperi milionari, cattiva manutenzione, e chi più ne ha più ne metta, stanno distruggendo tutti i tesori artistici di epoca greca e romana della città partenopea. Ercolano, Pompei, (dal ’97 patrimonio dell’UNESCO) per citare i più clamorosi, sono i siti più visitati al mondo, ma abbandonati al degrado più totale. Qualche giorno fa Skytg24 ha mandato in onda un servizio in cui ha proposto la ricchezza artistica offerta dall’area flegrea, esposta a una gestione inesistente, assurda. E’ difficile trovare aggettivi per descrivere la disperazione mista alla rabbia che ogni cittadino italiano dovrebbe provare, per poi esprimersi in un’autentica rivoluzione, alla vista di un degrado del genere, perché è come uccidere tutta l’umanità, quella che è stata e quella che sarà.

Siti archeologici d’inestimabile valore che non sono fruibili o peggio ancora, vittime dell’abusivismo: tipo la casetta abusiva costruita sopra l’arco dell’imperatore Dicleziano, risalente al I secolo dopo Cristo. Oppure l’impossibilità di visitare la Grotta della Sibilla, dove erano officiati i suoi oracoli: meta di pellegrinaggio in epoca greco-romana e chiusa perché manca un custode. O ancora, il tempio di Apollo sul lago d’Averno che sta crollando, o la villa di Scipione l’Africano oggi un’area transennata e chiusa al pubblico, in cui sono gettate e lasciate bottiglie di birra, di plastica, spazzatura. E’ come sputare su ciò che ci ha reso grandi. Tutti colpevoli, nessuno innocente. Siamo tutti responsabili, infondo.

Gravemente colpevole è Marcello Fiori, che dovrebbe essere imputato per crimine contro l’umanità, lui che ha rubato quasi 6 milioni di euro. Come si legge su La Repubblica, i finanzieri del comando provinciale di Napoli, a conclusione di un’inchiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania, hanno eseguito un sequestro conservativo di beni, fino a 5.778.939,05 euro, nei confronti dell’ex commissario delegato per l’emergenza degli scavi archeologici di Pompei. Al centro dell’attività investigativa, i lavori complementari realizzati nel 2010 per la fornitura di attrezzature per spettacolo e per l’allestimento scenico del Teatro Grande di Pompei, ritenuti esorbitanti rispetto all’obiettivo di messa in sicurezza, conservazione e restauro del patrimonio del sito archeologico. Mentre a Pompei proprio all’inizio del mese di marzo si sono verificati due crolli che hanno riguardato il Tempio di Venere e un muro di una tomba della necropoli di Porta Nocera, il ministro Franceschini ha commentato positivamente il report degli ispettori dell’UNESCO che hanno riconosciuto al Governo, alla Soprintendenza e alla Direzione del Grande Progetto Pompei, “sforzi considerevoli nell’adottare le raccomandazioni dell’Unesco World Heritage Committee”.

Pure l’assessore al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania, Pasquale Sommese, è soddisfatto: “Siamo contenti – dice l’assessore – che finalmente Pompei non sia più il sito delle criticità e dei crolli, ma un esempio virtuoso e importante di collaborazioni istituzionali e di come si debba fare oggi conservazione e valorizzazione”. Dopo la riapertura al pubblico il 21 marzo a Pompei la strepitosa Villa dei Misteri, costruita nel II secolo a.C., l’augurio è che si possa continuare su questa strada, riconoscendo valore e verità nelle parole di Herman Melville, scrittore statunitense, nel suo Diario italiano, 1856, scrisse: “Amo più Pompei che Parigi”.

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