Politica sul piatto e in Parlamento

Politica sul piatto e in Parlamento

fonte: finedininglovers.it

Politici e cibo: quanto sono intrecciati i due aspetti? Nel corso degli anni abbiamo assistito a scene surreali che raccontavano il meccanismo della politica, mentre noi, ignari di fronte a tante faccine che sorridevano e ammiccavano alla Tv, parteggiavamo per quello o quell’altro, oppure condannavamo tutti senza pietà.

polverini-bossiChi non ricorda, per esempio, Renata Polverini che imbocca Umberto Bossi in piazza Montecitorio a Roma, con Calderoli e Alemanno a garantire la solidità dell’incontro. Il motivo era senza dubbio politico, rinsaldare il legame tra Lega Nord e la parte più romana del Popolo delle Libertà: da Nord a Sud passando da un piatto di pajata. Il cibo quindi utilizzato come elemento di ricucitura di un’amicizia politica che traballava a causa di poltrone, dispetti e offese verbali.

Nino-StranoNon sempre però il legame con il cibo è amicale. Nel 2008, nei tumultuosi giorni della fiducia al governo Prodi, spiccò su tutti il parlamentare Nino Strano che si mise a mangiare in Parlamento, per di più con le mani, la mortadella (gentile allusione al Mortadella, alias Romano Prodi). Il cibo era dunque strumento di dileggio, di sfottò (per di più viene alla mente il monologo di Benigni, quello in cui definiva la mortadella comunista ma questa è una coincidenza e un’altra storia).

Per venire ai nostri giorni ricordiamo i deputati grillini, su tutti Alessandro Di Battista, che si cimentano nella pizzata: parlamentari che si trasformano all’occorrenza in pizzaioli e camerieri per servire i loro elettori in uno stile che ricorda la Festa dell’Unità o Festa Democratica (ancora non si capisce). In questo caso il cibo rappresenta un altro valore, una sorta di rovesciamento delle parti.

Ricordo un episodio simile a Monte San Savino, quando esisteva ancora la Festa dell’Unità e la gente arrivava da ogni dove. Ci fu una “sollevazione” dei volontari della festa contro gli amministratori di allora, rigorosamente di sinistra nonché esponenti di partito, perché non davano mai una mano a cucinare e servire. Venne fuori uno sciopero che costrinse gli amministratori a mettersi il grembiule e scendere in campo per servire le centinaia di persone che ogni sera si presentavano agli stands.

In questo caso, come in quello dei grillini, il cibo mi fa ricordare un proverbio che mia nonna diceva sempre dopo una lunga giornata di lavoro: ‘A tavola non ho padroni’. Si crea cioè un livellamento temporaneo tra il vertice politico e la base degli elettori, una messa in scena in piena regola, che deve avvenire ogni tanto e dev’essere per bene, con gioia, senza tradire alcun fastidio e insofferenza: che non pensassero che è meglio fare gli amministratori e i politici…

Con Expo 2015 il cerchio si chiude. L’edizione milanese vede protagonista il cibo: chi ne ha troppo lo getta nella spazzatura oppure lo ingurgita fino ad ammalarsi / chi ne ha poco muore di fame oppure cerca di raggiungere i paesi industrializzati per salvarsi la pelle. Si discuterà di questo per sei mesi, un’enorme rappresentazione di forza nel momento di massima debolezza.

La speranza di dare una scossa all’economia italiana e a quella europea, passa quindi dai consumi e viene proprio da chiedersi come si comporteranno i politici di fronte alla manifestazione: come sarà utilizzato il cibo? A questa domanda non è possibile dare risposta, almeno per il momento, tuttavia, viene da chiedersi se i politici si faranno immortalare mentre mangiano nei vari padiglioni, come negli anni ’90, oppure decideranno uno stile sobrio: guardare ma non toccare (e mangiare). Nell’attesa di capire cosa succederà e considerato il carattere mondiale della manifestazione, ricordiamo il deputato austriaco Gary Gray che, seduto comodamente in Parlamento, mangia la propria forfora mentre il collega di scranno pronuncia un solenne discorso.

Vizietto o calo di zuccheri?

 

 

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