Migranti: casa e chiesa

Migranti: casa e chiesa

by -
0 2014

“A volte i problemi sono difficili da risolvere. Immaginiamo un uomo che ha tutto per essere felice – un buon lavoro, una bella famiglia, una grande cerchia d’amici – e si avvia a perdere tutto perché si droga. Ma se, pur dichiarandosi pronto a qualunque sacrificio per disintossicarsi, egli ponesse comunque la condizione di non rinunciare all’eroina, è avvio che non avrebbe speranza”.

Queste parole sono state scritte da Gianni Pardo e pubblicate nel mese di luglio ne La Voce del Vicariato (anno XVII n° 7): notiziario della parrocchia SS. Quirico e Giulitta di Rigutino, frazione del Comune di Arezzo.

L’autore, che ha intitolato questo primo scritto “Immigrazione problema insolubile”, affronta la questione in modo netto: noi occidentali abbiamo tutto e siamo vittime delle nostre debolezze, è quindi nostro dovere individuarle per estirparle.

“La difficoltà di arginare il fenomeno migratorio – si legge – è causata da due principi che nessuno propone di rinnegare: la solidarietà umana e l’asilo politico”.

Oltre alla spudorata corrispondenza tra droga = solidarietà umana/asilo politico, Pardo si lancia poco dopo in una metafora che merita di essere riportata interamente.

“Immaginiamo – si legge nell’articolo – un uomo che ami i gatti e abiti al settimo piano. La sua gatta è un amore, ma diviene un vero problema – e sta veramente male – quando ha bisogno del maschio. Il veterinario suggerisce di sterilizzarla, ma è una proposta orrenda. Allora prenda un gatto, suggerisce il veterinario. C’è il problema dei figli che farebbero, obietta l’uomo. Allora, conclude il veterinario, sopprima la sua gatta. Ho dunque l’aria di un assassino? Si scandalizza il cliente. E alla fine si rassegna a prendere un gatto. La micia è presto madre felice di quattro gattini, e il padrone si chiede che farne. Il veterinario l’avverte che i gattini si riproducono in progressione geometrica, e presto, se in casa non ci sarà posto per loro, non ci sarà posto per lui. Ci sono problemi che richiedono comunque una soluzione coraggiosa”.

Credevo che l’articolo fosse un errore, nel senso che una Parrocchia non si potesse permettere una lettura di questa natura: migranti = animali / droga = solidarietà umana. Ho compreso che non era un errore e nemmeno un unicum nel notiziario parrocchiale, quando mi sono imbattuto nel secondo articolo dal titolo: “Perché essere contro l’immigrazione”.

Accompagnato da una foto di un gatto crocefisso a Catania e tenuto in mano da una persona di colore, il focus dello scritto è la quantità di migranti da accogliere rispetto alla grandezza della Nazione ospitante: più sei esteso più sei in dovere di ospitarne. Una questione criticata dall’autore che si riallaccia alla questione razziale in America, a New York, in un imprecisato momento storico.

“Allora la percentuale di negri dal comportamento discutibile, in un condominio, era di gran lunga superiore all’attuale, tanto che, se una famiglia di afroamericani veniva a vivere in un immobile, molti di quelli che ci abitavano cominciavano a pensare di andarsene […] Traduzione: la presenza di un gruppo sentito come allogeno faceva cadere drammaticamente il valore dell’immobile, tanche che, per la fuga dei bianchi, e il calo dei prezzi dell’appartamento, l’immobile diventava per “neri” e non solo un immobile: il fenomeno si è esteso a interi quartieri. […] quando il fenomeno faceva valanga, i neri si lamentavano di essere ghettizzati. Avevano ragione? No, avevano torto. E infatti, quando essi sono divenuti più simili ai bianchi, questa ghettizzazione non si è più avuta”.

Gianni Pardo esaurisce e risolve la questione razziale in modo semplice e lineare, attraverso una presunta rassomiglianza dei ‘neri’ verso i ‘bianchi’: in sostanza bastava che i ‘neri’ diventassero ‘bianchi’ e il problema non sarebbe mai sorto.

I continui incidenti e morti che ci sono quotidianamente negli Stati Uniti mostrano come la questione razziale sia ancora un anello particolarmente debole nella società americana. Ma Gianni Pardo non si ferma alla risoluzione del problema razziale americano, in poche righe non esita a ‘incolpare’ della ghettizzazione i ‘neri’, rei di aver fatto abbassare anche il valore dell’immobile…

L’attacco finale, come ogni messa in scena che si rispetti, è per il mondo musulmano (per il quale ci sono parole chiare e leghiste), e per la questione profughi.

“Malgrado la loro inferiorità economica e culturale – scrive Pardo – , essi sono capaci di inconcepibili atti di arroganza, fino a non aver paura di chiedere che il paese ospitante si adatti a loro, piuttosto che loro al Paese. […] i musulmani non si integrano […] I profughi del Vicino Oriente e dell’Africa vivono spesso tante tragedie e non sentire pena per loro significherebbe non avere cuore. Ma questa pietà deve spingere all’aiuto non all’ospitalità. Esattamente come, se vediamo un barbone dormire all’addiaccio, cerchiamo di trovargli sistemazione, ma non lo invitiamo a casa nostra. Tutto ciò può essere sgradevole ma la verità non ha mai preso l’impegno di conformarsi alla politically correct”.

Torna il tema dell’aiuto ma senza ospitalità, ed è davvero curiosa la questione di allontanarli da casa nostra: oltre al tema leghista di aiutarli a casa ‘loro’ quando ‘loro’, i migranti, non hanno niente per le continue guerre che gli abbiamo fatto in casa ‘loro’, appunto, con la costruzione a casa ‘loro’ di Stati fantoccio per esaurire le ‘loro’ materie prime e le ‘loro’ risorse umane. Dicevo, oltre a questi piccoli particolari, emerge la questione del barbone, elemento di colore della nostra società 3B: buona, bella e bianca.

Il barbone ci può stare, perché ai margini, spesso non ha nemmeno la forza di alzarsi in piedi, si muove di notte, si nasconde a differenza dei migranti che li vedi camminare per strada, di giorno!

Non è accettabile per la società 3B.

“È un’invasione” – ulano gli stolti.

È un esodo biblico senza precedenti, una corsa verso la vita che non riusciamo a facilitare per la pochezza della nostra epoca.

Tutto ciò può essere sgradevole ma la verità non ha mai preso l’impegno di conformarsi alla politically correct.

 

NESSUN COMMENTO

Lascia una risposta