Mammole, Smammole e altre diavolerie

Mammole, Smammole e altre diavolerie

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fonte: imgur.com

Se qualcuno di voi ha visto il film di Virzì “Tutti i Santi giorni” ha già intuito di cosa sto per parlare: fertilità e infertilità nell’era del uebbbb.

L’editor di Stampateo voleva che scrivessi di politica: ok – ho risposto – scrivo di politica. Scrivo cioè della vita di tutti i santi giorni di donne ultratrentenni in Italia in cerca di una normale forma di riproduzione. In cerca di un “figliolo” (direbbero in Toscana) o di un “figghiu” (sottolineerebbero in Sicilia).

Nella mia ricerca di un ovulo sano, dindoneggiando tra uno specialista e un altro, sono cascata nell’oceano di blog sull’argomento “cerco un figlio”. Una giungla popolata da donne in cerca di segnali luminosi, consulti e storie che servano come guida per proliferare. Queste “Mammole” hanno persino coniato una lingua! Tanto per farvi capire vi riporto alcuni termini di questo incredibile lessico (riduttivi lo ammetto, ce ne sono una marea!!!):

#MaledetteRosse  che sembra un film di Dario Argento o il titolo dell’ultimo fumetto di Dylan Dog, invece sta per ciclo mestruale. Sì sono maledette, ma se non ci fossero io mi sveglierei ogni giorno gonfia come un rospo sudamericano, quindi benedette rosse, casomai.

#Compitare che mi ricorda quando alle elementari la maestra Casella ci faceva ripetere le capitali a memoria e io piangevo sempre la mattina perché odiavo compitare e non volevo andare a scuola. Invece per le Mammole sta per abbiamo fatto l’amore.

Qui mi voglio soffermare sull’indisponenza di questa espressione: compitare. Sulla metodicità e sulla disciplina che queste donne impartiscono alla loro vita di coppia e al loro lessico. “Tesorooooo compitiamo!” Che è come dire: ricordati di comprare il latte e portare la macchina dal gommista ma mi raccomando: godi nel farlo che altrimenti poi non vieni!

#LaCico che è tipo il diminutivo  di Cicogna secondo Federico Moccia (una cosa tipo la Babi, la Titti, la Simo, etc..).

Non vi nascondo che dopo aver letto alcuni di questi blog io ho rinominato la Cicogna CiGOGNA, perché credetemi che quando si inizia a leggere di tutte queste storie si viene risucchiati nell’alveolo delle mammole e ti fidi più di loro che del tuo medico!

Lo so, quello che dico può sembrare poco più di un post di colore, ma analizziamo a fondo la cosa e guardiamola da una prospettiva più ampia. O almeno proviamo, altrimenti l’editore mi licenzia se non scrivo cose serie.

Sapete quanti sono i blog sul tema del diventare mamme e dintorni attualmente indicizzati su Google? Se digitiamo la parola “mamma” sono circa 160.000.000! Se poi approfondisco e cerco “blog sulla gravidanza” Google mi dà 975000 occorrenze tra blog e articoli sul tema!

E’ vero che il fenomeno si origina dal più vasto mondo delle Mamme Blogger, già ampiamente diffuso negli USA e argomentato persino dal Wall Street Journal.

Ma qui si va oltre: questa sorta di popolazione online infatti si è conquistata una fetta di fiducia delle utenti aspiranti mamme, le quali confutano diagnosi e dispensano consigli tecnici, talvolta talmente accurati da indurre chi le frequenta ad approfondire le argomentazioni dei medici. Ecco a mio parere cosa sta accadendo (mi spingo a dire che è già accaduto in effetti): questi blog stanno facendo per il pubblico di massa, quello che le serie tv ospedaliere avevano fatto in passato: stanno alfabetizzando la massa alla cultura medica specialistica (e qui scagli la prima pietra chi, dopo essersi inoculato anni di E.R., Dottor House e Grey’s Anatomy, non ha tentato di diagnosticare la sindrome di Guillain-Barré al proprio cugino…)

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Qui sta la questione politica: il livello della consulenza di base ginecologica in Italia è basso a causa della quantità di appuntamenti che un medico prende in una giornata e del suo districarsi tra professione libera e turni in ospedale. La paziente non si sente ascoltata e spesso e volentieri si sfoga sul web. Gli specialisti non sono ovviamente accessibili a tutti e di conseguenza l’utente si adegua cercando forme alternative di consulto. In Italia non sono incentivate libere associazioni e incontri di alfabetizzazione alla cultura della salute e men che mai (idea di derivazione cattolica, ahimè) siamo incentivati a conoscere bene il nostro corpo.

Il sistema politico sarà mai in grado di proporre un modello credibile alternativo o integrato a quello che il web propone rispetto alla diffusione della conoscenza? Ci sono ad oggi molte piattaforme dove i medici parlano con le pazienti, ma fanno un errore più che sostanziale: applicano la stessa modalità di approccio di una normale visita medica (modello scopa nel deretano, per intenderci). Possiamo sperare, cara Ministra Beatrice Lorenzin, in una qualche forma umana e blog oriented di scambio con l’utente, senza rinunciare alla serietà che l’argomento fertilità richiede?

Poiché il tema è qui quello della salute e, ancor più precisamente, la questione della riproduzione: sarebbe forse ora che i ministeri proponessero metodi di comunicazione con l’utente efficaci ed efficienti, adatti alla contemporaneità, non credete?

Altrimenti? In futuro saremo tutte #Mammole…o nella peggiore (migliore?) delle ipotesi #Smammole (io appartengo FIERAMENTE a questa seconda categoria, of course).

 Dedicato alla mia amica E.

 

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