L’insostenibile leggerezza delle cose

L’insostenibile leggerezza delle cose

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Credo che il ragazzo italiano che va a Londra in cerca di esperienza e di lavoro abbia la stessa dignità del ragazzo costretto a fuggire dal suo Paese per non morire di fame. Anzi, credo che quest’ultimo abbia più dignità.

Credo che confondere l’anarchia con la violenza sia un danno prima che un errore. Perché l’anarchia è un pensiero prezioso, delicato e fragile, che De André esprimeva con queste parole:

“Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie. E ricordandomi con orgoglio e rammarico la felice e così breve esperienza libertaria di Kronstadt, un episodio di fratellanza e di egalitarismo repentinamente preso a cannonate dal signor Trotzkij”.

Credo che sia oltremodo vergognoso che in Italia non esista il senso del pudore: come non esista per Pasquale Macrì, assessore del Comune di Arezzo che, indagato per falso in perizia, si dimette da assessore ma si candida col Pd, rivendicando pure di essere il fondatore del primo circolo culturale del partito a livello italiano…

Credo che la dignità sia merce rara: come dimostra il famoso settimanale DipiùTv che offre al suo interno la sacra sindone da ritagliare e da appendere. Da non sottovalutare che sulla copertina, oltre al già citato “lenzuolo” da ritagliare, forse come una strana relazione religiosa, il titolo di un articolo: “Diarrea, come fermarla”.

Credo che nessuno salverà il Nepal dalla rovina in cui è caduto; credo, spero, che nessuno se ne dimentichi.

Credo che, a causa dei miei principi morali (mica per altro), non andrò a Milano per Expo. Ho già preso altri impegni: andare a vedere il nuovo film di Doreaemon, contemplare il selfie di Gigi D’Alessio con Pannella, e capire se, qualche sera fa, al Metropolitan Museum di New York durante il tradizionale Met Gala, il nude-look di star come Beyoncé, Jennifer Lopez, o Kim Kardashian, rispondesse agli ideali di emancipazione femminile di cui tali “artiste” si fanno portavoce. Oppure fosse solo un’esigenza commerciale dell’evento, che più di essere un gala si trattava semplicemente della dimostrazione concreta ed evidente del proverbio (rivisitato): i ricchi si abbracciano e fanno che cazzo gli pare, mentre i poveri si ammazzano.

Credo, sono assolutamente certo, che ci sia più verità e più serietà nel microfono di un consigliere comunale che se lo dimentica acceso mentre va in toilette, provocando risate e imbarazzo, piuttosto che in tanti altri interventi che ascoltiamo alla luce del sole tutti i santi giorni

Credo nella verità di chi crede che non esista la “royal” baby, ma che ogni bambino sia “royal”, come anche, soprattutto, Francesca, nata sulla nave Bettica della Marina Militare durante i soccorsi a 870 migranti.

Credo nella forza di volontà: secondo uno studio dell’Università di Padova, il 78% dei giovani è un fruitore abituale di siti porno. E lasciateci almeno questo! E lo dico perché in quel 78% ci sono anch’io. E anche tu che stai leggendo quest’articolo. O tuo figlio, o tuo marito, o il tuo parroco.

Credo che Pippo Civati sia una brava persona; non so se perché è uscito dal PD: “per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori”, oppure per la foto con lo spinello in favore della legalizzazione della cannabis, e queste cose nel PD non si fanno. Credo.

Credo nei professori che scioperano.

Credo nella simpatia del premio “Guido Carli” che ha vinto Giampaolo Letta, Ad e vicepresidente di Medusa, premiato dal padre Gianni: oligarchia autoreferenziale.

Credo che tutto quello che ho scritto sia assolutamente inutile perché non porterà a niente, se non all’estremo orgoglio che vivrò per aver avuto la possibilità di pubblicare queste cose in cui credo

 

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