Legittima difesa? Da Vaprio d’Adda alla Malesia

Legittima difesa? Da Vaprio d’Adda alla Malesia

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Dal pensionato di Vaprio d’Adda a Valentino Rossi, il passo, dal punto di vista ideale, è più breve di quel che si possa pensare: entrambe le vicende sono casi del cosiddetto “eccesso di legittima difesa”.

La legittima difesa viene disciplinata dall’articolo 52 del codice penale:

Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa.

Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma [ndr: violazione di domicilio], sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità.

b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

 La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

L’eccesso colposo viene chiarito dall’articolo 55:

Quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo.

Ora, il limite tra i due articoli è alquanto complicato da stabilire, se non impossibile. Solo il buon senso può aiutarci nel delineare il confine.

fonte grognards2011.it
fonte grognards2011.it

Immedesimarci nei panni della vittima: Francesco Sicignano. Indipendentemente dai pregiudizi, immedesimiamoci nella medesima situazione, banalmente: se un ladro ti entra in casa, mentre tu e la tua famiglia state dormendo, la prima cosa che pensi è forse:

“Devo stare calmo e agire con prudenza, lasciar fare il ladro, anzi, vado a preparargli un tè, così magari torna più volentieri”.

Il tuo istinto reagisce così? Se così fosse tua moglie ti avrebbe già lasciato senza diritto di replica, e i tuoi figli l’avrebbero seguita. Vivresti in un posto dove i ladri non prenderebbero certo di mira…

E se, al posto del pensionato, ci fosse stato un politico di alto rango e “rispettabile”, credete forse che questo sarebbe imputato di eccesso colposo?

Sportivamente, se con un gioco della mente convertissimo la vicenda del Sig. Sicignano all’“incidente” avvenuto allo scorso gran premio MotoGp in Malesia, anche nella suddetta gara si è verificato un “eccesso” di legittima difesa.

fonte ilrestodelcarlino.it
fonte ilrestodelcarlino.it

Valentino Rossi, toccato al ginocchio dal casco del rivale Marquez, ha allargato la gamba provocando la caduta dello spagnolo (perlomeno questa è la mia interpretazione).

Si dice: Valentino Rossi avrebbe dovuto dimostrare la propria imperturbabilità, caratteristica tipica a tutti gli sportivi delle discipline agonistiche, e non reagire alle (pericolose) provocazioni di Marquez.

Lo sport e la vita: anche nel Motomondiale è stato punito esclusivamente colui che ha reagito, niente è stato detto per colui che ha provocato la reazione.

La morale di questa similitudine non è certo che ognuno di noi, come succede in alcuni paesi degli Stati Uniti, al posto della sveglia debba tenere una pistola carica. Altrettanto falso è fare oggetto di social-chiacchiera, in tutte le accezioni del caso, l’episodio del pensionato.

L’etica della giustizia, e questa è l’unica certezza, è molto lontana dai talk show.

Se i cittadini sono esausti e disperati, vittime delle ingiustizie che subiscono, le possibilità sono due: o tornare allo stato brado, in cui ognuno pensa a farsi giustizia da solo, oppure, ed è ciò che auspico, la giustizia imparerà a fare il proprio corso, assegnando pene talmente severe che se uno sbaglia non ‘correrà’ il rischio di compiere nuovamente un illecito.

 

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