Civil Partnerschip, le Unioni civili inglesi

Civil Partnerschip, le Unioni civili inglesi

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ilfattoquotidiano.it

In una città come Birmingham ci si può innamorare ogni giorno che sia su un treno, in autobus, al supermercato mentre fai la spesa o in un pub. Le città inglesi sono così piene di vita, così frenetiche, dove tutto è in contatto con tutto e le persone sono sempre connesse. Birmingham è una città che vive di sentimenti e ogni giorno ragazzi s’innamorano di ragazze e viceversa, come succede in Italia del resto. Ma è anche molto probabile che le persone s’innamorino di altre appartenenti al loro stesso sesso, e questo forse accade più in Inghilterra che in Italia.

Insomma non bisogna certo essere sociologi per notare come la diversità e l’orientamento sessuale siano più liberi e meno perseguitati nel Regno Unito. Storicamente, la manifestazione ideologica del Gay Pride e tutti i movimenti anti-omofobi e pro-omosessuali, sono nati e fioriti qui. Moltissime star e personaggi dello spettacolo britannici si sono fatti promotori ed esempi per sostenere i propri “diversi” orientamenti sessuali, pensate per esempio a Elton Jhon o Ian MacKellen.

Noi invece abbiamo Cecchi Paone e Malgioglio.

Certo i conservatori ci sono e ce ne sono di molti, ma si sono rivelati più inclini e aperti al momento di decidere se approvare o meno le Civil Partnership, ovvero le unioni civili in Inghilterra. La legge è stata approvata in Inghilterra già nel 2013 con un consenso schiacciante da entrambe le Camere del Parlamento. Un decreto proposto dai Laburisti, ma voluto anche dagli stessi Conservatori di David Cameron. A differenza del Parlamento Italiano, che si rivela meno efficiente del Cardinal Bertone a una gara di solidarietà per ospitare famiglie povere nel suo attico. Ma si sa, questa è l’Italia, ancora uno tra i pochi Paesi a non avere proposto leggi in materia di unioni fra coppie omosessuali.

La nostra storia e la nostra mentalità purtroppo non aiutano, siamo un Paese con una forte impronta cattolica, dove ancora la Chiesa esercita un immenso potere e non è sempre così liberale come quella Anglicana. Spesso gli omosessuali sono visti con disprezzo e molte volte trattati con scherno, e usiamo “frocio” o “finocchio” molte volte in senso dispregiativo per denigrare gli altri.

Gli inglesi molte volte scherzano sugli orientamenti sessuali, ma mai quanto gli italiani e sicuramente con toni meno offensivi. Questo forse perché a Birmingham e in Inghilterra è molto facile incontrare gay: i ragazzi spesso si dichiarano già nel periodo dell’adolescenza, sapendo di sentirsi comunque abbastanza integrati. Essere omosessuali non è percepito come strano e se in un locale ci provi con qualche ragazza e questa dice che è lesbica, è probabilmente la verità più che una scusa (ho detto probabilmente…).

L’Inghilterra aveva davvero bisogno di questa legge, per questo l’approvazione delle Civil Partnership sono state salutate con grande entusiasmo tre anni fa, specialmente a Londra e Brighton, storica località gay sulla costa meridionale.

Mentre noi facciamo stupidi Family Day, questi ragazzi di oltremanica hanno deciso che la famiglia non ha sesso, religione, colore e orientamento sessuale. Sappiamo bene quanto gli inglesi amino differenziarsi dagli altri, con la loro guida a sinistra, le loro strane unità di misura e quelle dannatissime prese elettriche che hanno solo loro. Così anche questa volta hanno detto esplicitamente “fuck” all’idea di famiglia tradizionale, e si può essere d’accordo o meno, ma ciò che conta è che loro hanno deciso, hanno scelto da quale parte stare in modo inequivocabile.

Vi assicuro, ho dei dubbi anch’io, specie su temi delicati come l’adozione, ma è bello vivere in un paese che accetta i diritti di persone che sono sempre stati percepiti come “diversi”. Perché il popolo della Regina ha fatto ciò che gli riesce meglio, si sono resi “diversi” e lo hanno fatto tutti insieme, semplicemente, proprio come fecero con la guida a sinistra e le loro dannate misure.

 

 

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