La strada di casa: da Londra ad Arezzo

La strada di casa: da Londra ad Arezzo

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Non c’è cosa più bella del ritorno a casa per il migrante italiano in terra straniera.

Riabbracciare i propri cari, i propri amici, rivedere quei luoghi familiari che tanto ti sono mancati, anche i più semplici ed insignificanti. Magari scende qualche lacrima, impossibile da trattenere anche per il più temerario, perché certe emozioni sono impossibili da tenere dentro.

Inizia tutto con la mamma che ti stritola fino a bloccarti il sistema cardio-circolatorio. Rimani anche un po’ perplesso quando gli dici che hai 20 kg di valigia pieni di panni sporchi, con 12 camicie da stirare, e lei invece di lamentarsi si commuove come Paolo Brosio quando vede la Madonna.

Si sa, la distanza rende tutti più magnanimi al momento del rincontro. Tipo quando hai per la prima volta in vita tua tutti i soldi in contanti per pagare il Fantacalcio e i tuoi amici declinano dicendo: “Tranquillo me li ridarai”, come se tutti fossero diventati improvvisamente Bill Gates.

La nonna ha sempre un fascino particolare, che ovviamente ti vede dimagrito anche se sei ingrassato 6 kili e ti elogia fino a farti sanguinare le orecchie, facendoti sentire più figo di Bradley Cooper.

Tutto questo lascia comunque un amaro in bocca quando ti rendi conto che le cose in Italia non sono per niente cambiate. Disoccupazione alle stelle, in particolare quella giovanile, corruzione ovunque, Governo ipocrita e nullafacente. Insomma, l’Italia, nonostante 6 mesi da migrante londinese, è sempre il paese in cui la Franzoni può diventare insegnante di un asilo nido, Flavia Vento ministro dell’Istruzione e i custodi di Pompei possono scioperare senza preavviso, quando molti miei compagni di università venderebbero un rene per assicurarsi quel posto di lavoro.

Certe volte l’amarezza viene sostituita dal disagio quando i Media e i Social mostrano le foto di Salvini in vacanza a fare il Dj, con ultrafighe che gli chiedono autografi e selfie come se fosse un Dio o una star. Questo ti ricorda del perché sei emigrato e forse da solo basterebbe come unica motivazione all’espatrio o al cambio di nazionalità. In realtà però sai che non cambieresti mai la tua patria per nessun altra al mondo, non partiresti mai senza avere la sicurezza e la consapevolezza di tornare, non scambieresti mai la semplicità o anche la noia dei tuoi luoghi nemmeno per tutto il divertimento di Londra.

La distanza aiuta a capire l’importanza di ciò che hai lasciato rendendo unico, irripetibile e bello anche il più piccolo dettaglio. Seduto a guardare fuori dalla finestra vedi la strada di casa. La mia è un piccolo viale di sassi, fiancheggiato da ulivi e con un vecchio cipresso all’entrata, ma il bello è che ognuno ha la propria. Quante volte hai immaginato proprio la tua strada di casa mentre vagavi a Clapham Junction o quando a Londra convivevi con altre sette persone, stipati come sardine, in un appartamento così piccolo in cui non avrebbe saputo starci nemmeno una famiglia di Bengalesi. Adesso però guardi la tua strada di casa domandandoti se saresti mai partito nel caso in cui non ci fosse stata la crisi e così tanta difficoltà a realizzare i propri sogni, anche i più semplici. Chissà, forse avresti preferito il tuo piccolo paesello a una metropoli, avresti preferito il dialetto chianino all’inglese e tanta ignoranza alla conoscenza. Per fortuna o sfortuna sei partito e ti rendi conto di aver imparato tanto su tutto.

Certe cose non le avresti mai capite se fossi rimasto.

Il brutto momento che stiamo passando ci invita anche a vedere il bicchiere mezzo pieno e non vuoto. Questa crisi ha creato tanti problemi, ma anche la possibilità di risolverli, se non ci facciamo abbattere dalle difficoltà. Personalmente credo che il nostro paese ci stia invitando a cambiare, non ad andarcene. Dobbiamo solo rimboccarci le maniche, adattarsi, trovare nuove soluzioni, prendere il buono, eliminare l’inutile e il non necessario.

Per non diventare i nuovi Flavia Vento o Salvini dobbiamo studiare, non dobbiamo essere banali o ignoranti e dobbiamo prendere esempio da chi ha trovato soluzioni di vita migliori di noi. Bisogna viaggiare per conoscere, studiare per apprendere, imparare nuove lingue per comunicare a cominciare dall’inglese. La crisi ha reso il mondo più piccolo, più connesso, è quindi un nostro obbligo stare al passo con i tempi se non vogliamo perire. La crisi ha anche instillato in noi la voglia di scoprire nuovi luoghi, migrare verso nuove realtà, non per fuggire, ma per imparare. D’altro canto siamo i figli di Cristoforo Colombo, Marco Polo, Amerigo Vespucci, abbiamo nel sangue il piacere della scoperta e del viaggio.

Allora vai, c’è tutto un mondo nuovo da scoprire. Una volta tornato sarai più saggio, perché certe cose non si possono insegnare, si devono vivere sulla propria pelle, toccare con mano.

Prima di partire però ricorda di guardare la tua strada di casa, perché essa ti ricorderà chi sei e sarà sempre lì ad aspettarti come una mamma affettuosa, sempre pronta a riabbracciarti.

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