La preziosità del tempo per i londinesi

La preziosità del tempo per i londinesi

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A Londra è tutto veloce, tutto frenetico, una città che riassume in sé un concetto semplice: “il tempo è denaro”.Agli inglesi non piace perdere tempo, specialmente quando hanno fretta, ovvero sempre.

Per esempio, pochi giorni fa, io e alcuni amici decidiamo di fare una spaghettata notturna, così andiamo in un uno dei tanti mini market aperti tutta la notte. Ci presentiamo alla cassa con 2 chili di pasta, pago, ma un mio amico mi ricorda giustamente del dolce che non avevamo preso, così scappa a prenderlo. Io rimango alla cassa per aspettarlo e intanto faccio passare un cliente dietro di me che mi stava uccidendo con gli occhi perché gli avevo già fatto perdere 10 secondi. Dopo pochi istanti il mio amico torna con una specie di torta chimica al mascarpone, che solo a vederla faceva venire il diabete. Facciamo un paio di battute con il cassiere che ci chiede: italians? No, macché, siamo 2 turchi, tre tedeschi ed un nippocoreano. Da dove diavolo vuoi che provengano sei individui che alle due di notte si presentano con pasta “napolina”, pesto e mascarpone. Si scatena anche un’asta clandestina fra di noi per indovinare la provenienza etnica del cassiere. Io punto tutto sul Bangladesh, ma fallisco miseramente. Si scopre che alla fine era dello Sri Lanka.

Il siparietto dura due minuti ed il mio amico stava quasi per estrarre la carta di credito per pagare il dolce, quando un distinto signore in giacca e cravatta, in fila subito dopo di noi, lo sposta come se fosse un sacco di patate e con prepotenza dice di pagare tutto lui perché ha fretta e non ha tempo. Rimaniamo increduli, specialmente il mio amico, con le lacrime agli occhi per aver risparmiato 4 sterline di dolce. Voglio dire, ho visto e vedo ancora i miei parenti darsi guerra stile israeliani/palestinesi ai pranzi e cene perché ognuno vuol pagare il totale, ho visto amici volatilizzarsi come l’uomo senza ombra quando c’era da pagare il conto, ho visto altri amici diventare simili a Gesù Cristo e offrire amari a volontà perché avevano vinto cento euro alle slot, ma non avevo mai visto in vita mia pagare il cibo di qualcun altro perché si ha fretta.

Quando facevo interminabili file alla Coop del Monte, trovavo mamme gasate con i tacchi a spillo che parlavano per minuti e minuti della tinta appena fatta dal parrucchiere, intralciando la fila. Al massimo potevi tirare un moccolo silenzioso, anche due, oppure intimargli di muoversi, ma mai e poi avresti pensato di pagargli la spesa per accelerare le cose. Non è buon costume. Cerco allora di trovare qualche moneta da dare al signore ma lui mi gesticola di no gridando: “it’s fine! It’s fine!”. La traduzione letterale è “va bene” ma a giudicare dal tono in cui lo dice ci aggiungerei anche un: “ora cavati dai coglioni”. Così mi faccio da parte e il signore esce dal negozio a corsa stile Usain Bolt e si precipita nel taxi che lo stava aspettando, con dentro una bellissima signorina bionda dai costumi poco chiari.

Capisco l’astinenza, o l’urgenza del momento, il bisogno impellente, ma credo che non pagherei mai qualcosa a qualcun altro per fretta, manco se ci fosse Belen ad aspettarmi nuda a casa. Non per essere tirchi o “skimpy” come dicono a Londra, ma semplicemente perché non è nel DNA di un italiano.

Pensavo fosse solo un episodio, ma ho notato che perfino nel mio pub pieno di turisti è capitato che l’inglese paghi qualcosa all’altro perché stufo di aspettare il giapponese che cerca le monetine o non capisce il prezzo. Solo adesso capisco alla perfezione il detto: “paese che vai, usanza che trovi”, anche se in questo caso non si tratta tanto di usanza, quanto della stranezza delle persone.

Si è vero, Londra è cara, ma state tranquilli, troverete sempre l’inglese di fretta pronto a pagare qualcosa pur di non perdere il suo prezioso tempo: approfittatene.

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