La cultura dell’immigrazione

La cultura dell’immigrazione

by -
0 848

Oggi il cittadino medio, riguardo al problema dell’immigrazione, si chiede legittimamente perché l’Italia deve pagare per quello che succede negli altri Paesi. A rispondere a tale interrogativo ha provato Franco Pittau, direttore del Centro di Studi e Ricerche di IDOS (http://www.dossierimmigrazione.it/) nonchè coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione, che lo scorso 11 dicembre 2014, presso la Casa delle Culture di Arezzo, ha proposto la medesima esposizione tenuta, qualche giorno prima, all’Università Gregoriana.  

Secondo il Dott. Pittau alla radice c’è un’incapacità di comunicazione circa l’immigrazione, e la responsabilità è dei social media in cui sono sempre più numerosi i pareri xenofobi, e, soprattutto della politica, spesso in contrapposizione alle leggi stesse. Egli è convinto che dobbiamo essere orgogliosi del fattore ospitalità. Nel 2013 il numero dei migranti nel mondo ha toccato quasi i 232 milioni, di cui il 31,4 % è giunto in Europa. E l’Italia, rispetto agli altri Paesi della Comunità europea spende, proporzionalmente, molto meno per l’immigrazione (esattamente 1,35% del bilancio totale). Oggi, continua il Dott. Pittau, è evidente la relazione di estraneità che assegniamo allo straniero, per un erroneo pensiero per cui i migranti creano disoccupazione, come a dire che sono avvantaggiati dalla crisi. Nella realtà, però, l’enorme difficoltà, che sta attraversando il nostro Paese, rallenta i processi di integrazione: sempre nel 2013, ad esempio, a causa della crisi sono scaduti 571 mila permessi di soggiorno, perciò sono aumentati i ritorni dei migranti. Inoltre, la brusca frenata dell’arrivo di nuovi cittadini (ad Arezzo, si è calcolato un calo, per la prima volta dagli anni ’50, del 6,8% nel 2013 rispetto al 2012) compromette seriamente lo sviluppo demografico e quindi la vitalità di cui ha bisogno il nostro territorio. L’immigrazione, conclude il Dott. Pittau, è un segno di speranza perché ci rende più globalizzati, e l’Italia ne ha bisogno.

NESSUN COMMENTO

Lascia una risposta