L’immigrazione in Inghilterra, problema serio

L’immigrazione in Inghilterra, problema serio

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Si pensa all’Inghilterra e ci si immagina un paese occidentale, cosmopolita, aperto e civile. Si ha la sensazione di avere a che fare con un Paese forte, con politici capaci e non corrotti che guidano saggiamente una potenza mondiale in cui tutto funziona, o quasi.

Siamo certamente troppo immersi nei nostri problemi per preoccuparci di ciò che succede all’estero, quindi è normale se non abbiamo ben chiare le difficoltà degli inglesi nel risolvere tematiche spinose come sanità pubblica ed immigrazione.

Già, immigrazione;  a quanto pare questo fenomeno sembra adesso preoccupare considerabilmente i politici britannici, che fino a poco tempo prima si erano limitati a guardare ciò che succedeva nelle coste dei paesi mediterranei.

Che cosa ha fatto passare gli inglesi dalla fase “Ci dispiace, questa povera gente andrebbe aiutata, ma sono cavoli vostri” a “Ci vuole un’azione concreta per trovare una soluzione univoca al problema…”?

Nel giro di poco più di un anno (precisamente da marzo 2014) sono stati registrati circa 330.000 immigrati entrati illegalmente in Inghilterra. Si tratta del più alto tasso di immigrazione mai registrato fino ad ora nel Regno Unito, con un aumento esponenziale del 28%, provocato in parte anche dalla crisi in Syria e dagli altri sanguinosi eventi in tutto il Medio Oriente. I profughi partono da Calais in Francia per poi attraversare la Manica con gommoni, piccole barche ed altri mezzi di fortuna, dando vita ad un vero e proprio esodo senza controllo, né guida.

In risposta a tutto ciò il Governo britannico ha stanziato circa 150 milioni di sterline per dare ricovero e ristoro a queste persone, una manovra finanziaria che poggia sulle tasse dei contribuenti e che non è piaciuta sia ad alcuni membri del partito Conservatore, sia a molti cittadini di Sua Maestà.

L’Inghilterra si trova ad affrontare due difficili problemi, da un lato la forte ondata migratoria dai Paesi in crisi finanziaria dell’UE (Spagna, Italia, Portogallo, Grecia), dall’altro il flusso di profughi Siriani e Africani. Fino ad ora il Governo anglosassone ha reagito con provvedimenti semplici e mirati: accoglienza ed assistenza ai bisognosi, controllo sulle identità dei profughi. Nessuno parla di ruspe, nessuno parla di furto del lavoro, nessuno urla alla “chiusura delle frontiere”, qualunque sia il senso di questa affermazione.

I cittadini inglesi guardano con preoccupazione a questi tragici eventi, ma sembra sorgere in loro la volontà di trovare una soluzione logica, costruttiva al problema immigrazione, guidata dalla moralità, della serie: “aiutiamoli, ma tuteliamoci”.

Vi sono invece alcuni politici, di chiara matrice Conservative, che invece invitano a controlli severi ed espulsioni. Sta di fatto che a prescindere da qualunque decisione o normativa venga presa in futuro, ancora qui nessun politico inglese incita xenofobia sulle masse per accaparrarsi voti elettorali ed il popolo britannico non ha ancora perso l’accettazione del diverso e quei principi morali di cui si è sempre fatto portavoce.

 

 

 

 

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