Immigrazione, i cortocircuiti della politica

Immigrazione, i cortocircuiti della politica

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Il 2017 ha consegnato alle cronache nazionali un fatto locale davvero inaspettato: il sindaco di Monte San Savino – centrosinistra – che dichiara la sua avversione al fidanzamento della figlia con Jeff – profugo spiantato – attraverso un linguaggio sconcertante: dando della “malata” alla propria figlia e paragonando un profugo a un alcolizzato.

Il primo elemento su cui poniamo l’attenzione riguarda la rottura dell’incanto politico, nel senso che il primo cittadino ha bruciato il tema dell’immigrazione in un modo assolutamente definitivo. Pensiamo all’arrivo di nuovi profughi in quel comune e a quali parole potrebbe usare. Accoglienza, no. Tutti dobbiamo fare la nostra parte, no. Dobbiamo essere un esempio di integrazione, no. Di fronte a queste tragedie umane bisogna dare il buon esempio, no. É un esodo biblico e dobbiamo aiutarli, no. Lo chiede il Prefetto, “NI”.

In questo caso il “NI” è dovuto ai partitini della sinistra, in particolare alla Rifondazione comunista che esprime in quella giunta un assessore più realista del re: ha sostenuto il sindaco con tutto il partito diventandone poi segretario provinciale.

Rifondazione comunista dichiara quotidianamente di creare le condizioni per un modello alternativo a quello proposto dal pd renziano e, coerentemente con il suo credo, é alleata con il PD savinese che è tutto meno che renziano. Fin qui nulla da eccepire. Il problema, per Rifondazione, riguarda il sostegno a un sindaco che ha azzerato il “tavolo permanente per l’integrazione” ideato proprio da quel partitino della sinistra per cercare di gestire in modo attivo un tema delicato come l’immigrazione.

La vicenda in questione ha reso quella buona idea un cumulo di chiacchiere.

Il secondo elemento politico riguarda il Partito Democratico – principale partito di maggioranza – che ha intrapreso una difesa tutta speciale del primo cittadino.

I democratici hanno chiamato in causa l’educazione che la madre/sindaco avrebbe dato alla figlia, cresciuta secondo i valori “del rispetto e di tolleranza per il prossimo” che – aggiungiamo noi – sono stati interiorizzata dalla figlia e disconosciuti dalla madre quando si sono verificati in tutta la loro evidenza.

Poi, i democratici hanno sollevato la questione della strumentalizzazione della vicenda da parte dei loro avversari policiti; in particolare una componente politica di destra che avrebbe portato alla ribalta la vicenda per biechi fini politici. È quindi scattato il meccanismo di buttarla in politica: oscurare il contenuto illuminando i messaggeri.

Infine, citando un noto giornalista aretino, i democratici hanno rimarcato il fatto che la vicenda fosse privata, uscita dalla casa del sindaco per una sbirciatina dal buco della serratura. Su questo punto ricordiamo che è stata la figlia a rendere pubblico il fatto con un lettera alla sinistrissima Concita De Gregorio. Ed é altrettanto corretto ricordare come la ‘strategia politica’ per battere Silvio Berlusconi prima dell’arrivo di Mateo Renzi sia stata caratterizzata da termini come bunga bunga, lettone di Putin, rubi rubacuori, Mubarak, olgettine, feste, festini, prostituzione.

In quel caso si sbirciava per davvero e da ogni porta ma – evidentemente – andava bene così.

Quella del sindaco di Monte San Savino é una vicenda che ha avuto il triste ‘merito’ di ricordarci come sia l’animo umano – ben prima delle idee politiche – a spiegare come va il mondo. Perché puoi anche essere una risorsa, ma solo se hai delle risorse.

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