I dolori del Keynesiano Renzi

I dolori del Keynesiano Renzi

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fonte: TIME

L’ISTAT ha dichiarato che gli 80 euro in busta paga non hanno avuto gli effetti sperati in termini di rilancio dei consumi. Abbiamo provato, in primo luogo, ad analizzare chi ha beneficiato della riforma in oggetto, che ha avuto un costo per le casse dello Stato tra i 6 e i 10 miliardi di Euro.

A usufruire del bonus sono stati i soggetti che percepiscono un reddito tra i 4.890 Euro e i 29.000 Euro. Attenzione però che il suddetto bonus varia, dai 25 ai 90 euro al mese,  in base al reddito percepito. I soggetti coinvolti nella riforma, pertanto, guadagnano al netto delle tasse e i contributi tra i 400 euro al mese e i 1500 euro al mese. Tuttavia, tali soggetti invece di spendere e “godersi” la nuova ricchezza hanno preferito, presumibilmente,  risparmiarla; infatti, la propensione al risparmio nel corso dell’ultimo anno è aumentata dell’1,6%.

Ma il vero effetto negativo sui consumi deriva dall’aumento della pressione fiscale; come rileva l’ISTAT gli 80 euro introdotti sono stati più che compensati  da un aumento della pressione fiscale dello 0,7%, la quale probabilmente è impattata sulle categorie più abbienti e sulle imprese.

Tre semplici considerazioni per chiarire ulteriormente la questione:

  • I ricchi, con una maggiore propensione al consumo, non hanno più speso perché hanno dovuto pagare più imposte (per coprire gli 80 euro e non solo purtroppo, cfr. http://soldipubblici.gov.it/it/home);
  • Le imprese hanno ridotto, se possibile, gli investimenti e di conseguenza il personale. Meno personale significa più disoccupazione (13,2% in totale, 43% tra i giovani, a cui va aggiunta la popolazione inattiva), di conseguenza meno consumi.
  • Probabilmente se i fondi impiegati per gli 80 euro fossero stati investiti per progetti a lungo termine – come per esempio nel nostro sistema scolastico, ridurre il carico fiscale per l’impresa o il costo in termini d’imposte del lavoratore – l’effetto principale nel medio periodo sarebbe stato una maggiore occupazione: nel primo caso ascrivibile a una maggiore spendibilità dei nostri studenti, nel secondo caso al gap occupazionale derivante dall’aumento fisiologico degli investimenti a seguito della riduzione del carico fiscale.

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