Il Gusto del Corano: cibo e religione

Il Gusto del Corano: cibo e religione

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foto Giovani Musulmani

Esplorando il Corano possiamo trovare tante chiavi di lettura per comprendere l’Islam e le sue ricchezze. Lo StampAteo, attraverso la penna di Veronica Miranda Pennati, ha partecipato alla mostra “Il Gusto del Corano”, organizzata dai Giovani Musulmani di Monza con le opere del pittore Karem Sebastiano Cannarella, per approfondire una delle possibili interpretazioni: l’alimentazione.

Per comprendere più a fondo il valore di questa iniziativa, che si è tenuta all’Urban Center (Binario 7), Yasmin El Masri (una delle organizzatrici dell’evento) ha accompagnato il nostro percorso.

foto Giovani Musulmani
foto Giovani Musulmani

Chi sono i Giovani Musulmani?

“Un’Associazione culturale di giovani riconosciuta a livello nazionale. In Italia ci sono in tutto 22 sezioni ufficiali, io faccio parte di quella di Monza dove il responsabile è Mazen Hussein. Lo scopo dei nostri incontri è progettare eventi per favorire l’integrazione dei musulmani in Italia, senza dimenticarci delle nostre origini. Lottiamo contro le discriminazioni sociali e siamo convinti che il dialogo, coordinato allo scambio di informazioni tra culture diverse, sia l’azione migliore”.

Perché una mostra sul Corano partendo dall’alimentazione?

“Abbiamo voluto creare una continuità con Expo 2015: nelle pagine del Corano il tema dell’alimentazione viene trattato con un certa attenzione. Non c’è una Sura specifica dedicata all’argomento, tuttavia nel nostro Testo Sacro si può leggere a più riprese che abbiamo il dovere di aiutare chi soffre la fame. Inoltre, il cibo e l’acqua sono parole importanti perché narrano di un Dio che non si dimenticata mai dei suoi fedeli”.

Cibo e acqua come parole chiave nel Corano: puoi fare un esempio?

“Il dattero è un alimento ricco di sostanze nutritive, gli esperti riconoscono che un dattero e un bicchiere di latte al giorno sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno nutrizionale quotidiano delle persone. Non a caso il profeta Maometto nella Sura 55 Al-rahmanu (Il Misericordioso) parla di questo frutto come una benedizione del paradiso. Sul dattero c’è anche una bella storia che riguarda Maria, si tratta della Sura 19 che prende il nome della giovane donna: Mariam. Dal versetto 23 al versetto 26 si narra che Maria, afflitta dai dolori del parto, si aggrappò al tronco di una palma quando sentì la voce di Dio che le disse di scuotere il tronco per lasciar cadere dalle foglie datteri freschi e maturi. Furono proprio quei datteri a salvarle la vita”.

foto di Alessandro Gianoli
foto di Alessandro Gianoli

E sull’acqua cosa puoi raccontarci?

“Potrei raccontare tante cose sull’acqua. Soffermarsi sulla tela An-nazi’at (Gli strappanti violenti) Sura 79, credo che sia la cosa migliore in un periodo storico come il nostro. Questa Sura inizia parlando di siccità e insegna che per l’Islam, in caso di carenza d’acqua, sono gli esseri umani ad avere il diritto di dissetarsi per primi, poi gli animali e quello che resta per la terra. Una gerarchia che racchiude anche i prigionieri e i peccatori nel rango degli esseri umani: nessuno può prendere il posto di Dio per giudicare o uccidere un’altra persona. In questa Sura la parola di Dio ci insegna ad affrontare le persone violente con il dialogo”.

Perché allora i terroristi dell’ISIS si appellano al Corano?

“Il Corano oltre ad essere un Testo Sacro è anche una sorta di Costituzione per il popolo islamico, un’azione profetica nata nel 650 d.c. con lo scopo di unire una società frammentata in tante tribù e tormentata dalle discriminazioni. Grazie a questo Testo Sacro per la prima volta sono stati sanciti nuovi diritti per le fasce sociali più deboli: le donne, per esempio, hanno ottenuto maggiori tutele grazie all’introduzione del divorzio, stiamo parlando del 650 d.c. Il Corano tratta anche di conflitti politici, ed è per questo che si possono trovare dei versetti che trattano della guerra. Come ogni libro, quei versetti sono da prendere e da contestualizzare”.

foto di Alessandro Gianoli
foto di Alessandro Gianoli

Cosa cercate di trasmettere con la mostra “Il Gusto del Corano”?

“Raccontare la maestosità del Corano, l’importanza di tutte le morali dei racconti che fin da piccoli ci preparano ad affrontare la vita. Ad esempio la tela di An-nur (La Luce) Sura 24, insegna quanto sia importante rispettare la propria madre, perché sarà proprio il bene di quest’ultima a illuminarci la porta giusta del paradiso quando Dio ci metterà davanti a una scelta. La luce verso la strada della salvezza sarà direttamente proporzionale all’amore per nostra madre. Oppure la tela di Yusuf (Giuseppe) Sura 12, il padre di Gesù, un Profeta molto rispettato nell’Islam e che riuscì a salvare l’Egitto dalla carestia interpretando nel modo corretto i sogni del Faraone. Ancora oggi per noi musulmani l’interpretazione dei sogni è molto importante, a differenza della visione cristiana infatti, noi non ci sentiamo fautori del nostro destino. Direi che è proprio il contrario: nel Corano c’è scritto che nasciamo già con la data di morte scritta sulla fronte e questo perché la nostra vita è nelle mani di Dio”.

Di seguito troverete la video intervista a Yasmin El Masri con una domanda inedita: Allah, perdonatore (AL-ghafiru Sura 40) o giustiziere?

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