Gli inglesi e il terrorismo

Gli inglesi e il terrorismo

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Il 7 luglio 2005 è una data che forse a un italiano non dice niente, provate però a ricordarla a un inglese, specialmente se Londinese.

Per noi potrebbe essere un giorno come tanti, un bel giorno d’estate, magari passato al mare. Di tutti i giorni che ci sono nell’anno, sicuramente penseremmo a questo come a uno piacevole, ma non certo un inglese.

Il 7 luglio non è un giorno qualunque per i britannici, o meglio all’inizio lo era, prima che esattamente dieci anni fa alle 9:00 di mattina, a Londra, 4 terroristi di Al Queda si fecero esplodere in tre diverse metró e in un autobus causando la morte di 52 persone. È un giorno doloroso per la memoria di un inglese, un evento che evoca morte, sangue, terrore, lacrime. Un attacco tremendo e vigliacco che colpì il cuore e la vita stessa di Londra, la Tube, in pieno orario di punta, quando molte persone si recavano al lavoro.

Uno tra i mezzi che vennero colpiti dai terroristi è il convoglio 216 della Circle line mentre era in viaggio da Edgware Road a Paddington, la stessa linea che sono solito prendere anche io per andare al lavoro.

Osservo sempre con attenzione le persone sulla Tube, poiché è proprio su questi treni che puoi vedere alcune delle caratteristiche peculiari degli inglesi, come la serenità, la tranquillità, la calma. Vi si vedono perfette scene della vita quotidiana simultaneamente, a pochi centimetri l’una dall’altra. C’è chi coccola il proprio bebè, chi legge un libro, signori in giacca e cravatta che discutono di lavoro, ragazze che parlano di una sbronza il sabato sera. Fa un certo effetto pensare che esattamente 10 anni fa qualcosa di simile a tutto questo venne annientato da un rumore assordante e poi dal silenzio.

A pochi giorni dal massacro di Sousse in Tunisia, il popolo anglosassone ricorda un altro terribile evento, rendendo omaggio alle loro vittime. Stiamo assistendo a una vera e propria guerra tra Occidente e Oriente, un conflitto che è in mezzo a noi, una violenza sanguinaria che si può trovare nel pieno centro di una metropoli come Londra o su una spiaggia di una località turistica.

I leader politici britannici, così come il popolo, sembrano certamente preoccupati esprimendo dolore e sconforto per tutto ciò che è accaduto e sta accadendo, ma sono perfettamente consapevoli che l’odio non si annienta né con l’odio né con la paura. Nessun politico quindi incita alla ruspa o alla cacciata in massa degli islamici nei loro paesi di origine: idea che sembra piacere molto ai miei connazionali in Italia (a giudicare dai sondaggi su Matteo Salvini).

Il governo inglese ha semplicemente deciso di aumentare la sicurezza con maggiori controlli specialmente negli aereoporti e nelle stazioni, la Scotland Yard inoltre sta lavorando a pieno ritmo per l’identificazione di nuove o probabili minacce. Ovviamente tutto è in stato di massima allerta, ma almeno qui nessun deputato vestito con felpe bizzarre o recanti tutte le città inglesi incita al panico in televisione, grazie a Dio.

Poche settimane dopo l’attentato del 7/7, Londra tornò al suo solito ritmo vorticoso e caotico, le linee ferroviarie vennero ripristinate e i Londinesi tornarono a sentirsi sicuri, così come adesso, nonostante imperversi su di loro la follia del terrorismo. I cittadini britannici continuano a sedersi vicino a donne con il Burka e a uomini di fede islamica sulle metro o nei bus, come se non avessero paura. In realtà come ho avuto modo di capire, essi hanno un po’ di timore, ma questo non gli permette di rinunciare alla loro normale vita quotidiana, così come non gli consente di essere ostili a differenti costumi o religioni, poichè la loro accettazione del “diverso” prevale sulla stessa paura.

Non è con la paura che si combatte il terrorismo, ma con il coraggio,  con la voglia di vivere, con l’infinito amore che gli inglesi provano per il loro paese, così come diceva il poeta inglese Dylan Thomas: “[…] per quanto gli amanti si perdano, l’amore resterà e morte non avrà dominio”.

 

 

 

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