Elezioni, cibo e campagne elettorali

Elezioni, cibo e campagne elettorali

fonte: Tipicamente.it

Il politico che mangia alle spalle del cittadino è una costante nella cronaca politica italiana. Invece, il cittadino che mangia nelle campagne elettorali non fa notizia

Sarà forse una sorta di mini risarcimento per tutte le tasse che deve pagare, resta il fatto però che il cittadino ingurgita cibo offerto da quegli stessi politici che sovente accusa e infama delle peggiori ruberie.

Nel 2012 mi presentai come candidato Sindaco a Monte San Savino, paese della Valdichiana aretina dove sono cresciuto. Durante un comizio, mentre parlavo di come promuovere le risorse culturali del territorio, era presente anche Alfonso: pensionato, 65enne e devoto al sindacato. Fu lui a dirmi:

“Lo sai che senza un sindacato non ti danno nemmeno la tessera sanitaria”).

Alfonso, quella sera, dopo aver sentito alcuni interventi sul valore culturale di Monte San Savino, prese la parola per chiedere lapidario:

“E’ roba da mangia’?”

Lo so a cosa state pensando: che come Alfonso ce ne sono tanti e che non vanno presi troppo sul serio. È però un errore grave, non solo perché ‘ce ne sono tanti’ e al momento del voto costituiscono un consiste gruzzolo di voti – lo zoccolo duro – ma soprattutto perché sanno come vanno a finire certe cose.

In quella competizione, l’elettorato si divise in tre porzioni simili, ma quella più grossa toccò a coloro i quali servirono porchetta gratis nella serata conclusiva della campagna elettorale. Noi, invece, distribuimmo acqua e limone in una bottiglia ‘ben lavata’: un messaggio di sostegno politico – Acqua Bene Comune – e, al contempo, un’auspicata ripulitura dalle amministrazioni precedenti.

“Troppo culturali” – mi ricorda Alfonso ogni volta che ci incontriamo.

“La porchetta era buona?” – ribatto io.

Alfonso è il solito esagerato quando dice che “La serata della Porchetta è stata decisiva”. Gli riconosco però il concetto complessivo del suo ragionamento: “Eppure lo sai com’è la gente, quando c’è da magna’!”

Il cibo nelle campagne elettorali mi ha sempre fatto pensare alla pasturazione nella pesca: nelle settimane precedenti si alimenta il pesce – per abituarlo e blandirlo – nella porzione di acqua dove si vuole pescare. Poi, un giorno, s’innesta l’esca nell’amo e Zac! Ciao ciao pesciolin…

Non fate troppo caso a queste mie parole perché in fondo alla questione una differenza esiste ancora.

  1. Un pesce non mangia pastura se non la trova di suo gradimento, mentre noi ingolliamo continuamente rospi.
  2. Un pesce può smettere di mangiare appena avverte che c’è qualcosa di strano, mentre noi torniamo a commettere gli stessi errori.
  3. Un pesce può abboccare ma combattere fino all’ultimo per salvarsi la pelle, mentre noi… va beh, ma noi non siamo mica pesci eh!

 

 

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