Crisi Grecia: tra moralismo e azzardo morale

Crisi Grecia: tra moralismo e azzardo morale

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Gli innumerevoli giudici di sostegno al governo greco nell’ambito della gestione della crisi del debito pubblico (piovuti anche da questo blog), mi hanno davvero spiazzato, a tal punto che per giorni ho riflettuto su quale taglio dare a questo mio articolo.

Al riguardo, è interessante notare come il dibattito sia stato affrontato su una dicotomia costante: il rigore opprimente tedesco contro il povero e orgoglioso popolo greco vessato dai poteri europei.

Andrebbe però notato che in realtà l’Europa ha già aiutato la Grecia, per due volte (unico caso), fornendo aiuti, i.e. liquidità per 195 miliardi di Euro (a fronte di un PIL di 237 miliardi di Euro !!!), di cui circa 40 miliardi arrivati dall’Italia, a fronte dei quali la Grecia invece di impegnarsi in riforme strutturali ha sostanzialmente perpetuato un sistema di sprechi insostenibili.

La Grecia, che era entrata in Europa falsificando i propri conti, e già questo dovrebbe essere perlomeno motivo di diffidenza, si è presentata ai negoziati chiedendo altri 80 miliardi di Euro, nonostante un sistema-stato economicamente insostenibile tra assistenzialismo sociale (che è ben altra cosa rispetto al welfare) evasione, inefficienze e distorsioni fiscali e sociali, le quali sono ben riassunte dal sistema pensionistico.

Al riguardo si osservi che in Grecia si spendono in pensioni il 17% del PIL, in un sistema folle dove certe categorie (tra cui parrucchieri, suonatori di strumenti a fiato, fornai, chi parla in tv o alla radio, contadini e loro mogli, dipendenti della Banca Nazionale, dipendenti della compagnia aerea di bandiera Olympic Airlines possono andare in pensione a 50 anni.

In tutto, scrive il New York Times, 580 categorie professionali cosiddette usuranti che di fatto annacquano la legge sull’età pensionabile ufficiale in Grecia (62 anni), al punto da renderla una farsa. Evidentemente, in un paese che presenta un tasso di disoccupazione superiore al 25% il problema di sostenibilità è concreto. Inoltre, la pensione in Greca è circa 1030 Euro, contro i 1.100 Euro di quella tedesca. Poiché però, i salari tedeschi sono in media doppi, vuol dire che mentre un tedesco in media va in pensione con il 40% del suo ultimo salario, un greco arriva a l’85%.

Un piccolo accenno va anche fatto alla gestione politica del problema condotta in maniera dilettantesca da un soggetto che ha giocato a spaventare l’Europa (e i mercati) paventando l’uscita della Grecia: Yanis Varoufakis, che ha accusato di terrorismo l’Europa, ma poi trama per un’uscita segreta dall’Euro (chi è il terrorista?).

L’unica strategia della Grecia (perlomeno all’inizio) è stata quella di giocare al Paese che non aveva nulla da perdere (cd. azzardo morale), minacciando un’uscita che in realtà avrebbe fatto male sì all’Europa, ma viste le dimensioni della Grecia, solo per un periodo limitato e che anzi nel lungo periodo probabilmente avrebbe giovato. Quanto alle conseguenze per la Grecia sarebbero state invece incalcolabili e imprevedibili, ecco perché alla fine la Grecia ha accettato le condizioni dei creditori.

Il messaggio che non è passato è che il vero nemico della Grecia, non è la Germania, ma i Paesi più piccoli Europei, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, e quelli salvati in precedenza, Spagna, Irlanda e Portogallo, che hanno fatto fronte agli impegni con importanti sacrifici per i quali i governi obtorto collo devono rendere conto ai propri elettori.

In effetti, vi chiederei di mettervi nei panni di un pensionato lettone, il quale in media ha una pensione di circa 270 euro, ma anche di un operaio che ne guadagna circa 1500 di Euro lordi, che parte delle loro tasse devono essere impiegate per uno stato che paga pensioni 3 volte più alte delle tue.

Se poi vogliamo sostenere la Grecia come Grillo, Vendola & Co, per urlare ai tedeschi invasori, fate pure, per mero tuziorismo vi ricordo che anche Voi siete i creditori e che nel dubbio io sto con la Lettonia.

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