Che cosa pensano gli inglesi degli italiani

Che cosa pensano gli inglesi degli italiani

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fonte theplace2.ru

Gli stereotipi che gli inglesi hanno degli italiani sono molti: gente dal buon gusto (specialmente in cucina), simpatica, intraprendente, attiva, caotica, accogliente, amichevole, confusionaria e sensuale.

Specialmente l’ultimo è l’aggettivo più gettonato, sembra che per gli Inglesi tutti gli uomini italiani siano Rocco Siffredi e tutte le donne… Va beh, lasciamo perdere cosa dicono sulle donne.

Ma cosa pensano realmente gli Inglesi degli Italiani?

Nonostante i sempre maggiori contatti, in particolare dovuti alla migrazione italiana verso l’Inghilterra, gli Inglesi non si sono ancora accorti del cambiamento della nostra società, della crisi economica, culturale e sociale che sta devastando l’Italia.

Sembra proprio che il tempo si sia fermato, e noi Italiani siamo ancora dei Mastroianni, Benigni, Da Vinci e Berlusconi.

Secondo gli inglesi siamo sempre gli italiani degli anni ’60 e ’70, quelli pieni di idee, delle vacanze al mare con la Fiat 500 o delle gite fuori città con la Vespa 50 Special.

fonte autoemotodepoca.altervista.org
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Ma siamo davvero così? Ci riconosciamo in questi prototipi?

Le notizie che ricevo dall’Italia mi lasciano sempre perplesso e mi disilludono da questo pensiero. Si scatenano dibattiti futili sul presunto calcio di Valentino Rossi a Marquez, realizzando vere e proprie campagne di mobilitazione a difesa del Pesarese, che tra l’altro, ricordiamo, ha anche evaso circa 43 milioni di euro e non è mai stato chiaramente punito.

Si scopre che la carne rossa è diventata quasi più pericolosa del polonio radioattivo e tutti i giornali gridano all’apocalisse, con titoli che creano inutili allarmismi e sembrano ricordare la bimba di The Ring: “Se mangi carne rossa morirai tra sette giorni!”

Fortuna che tutto questo gli Inglesi non lo sanno, o forse fanno finta di non vederlo. L’idea dell’Italiano è rimasta cristallizzata al tempo dei nostri padri, quando le generazioni ascoltavano De Andrè e non Fedez, leggevano Pasolini e non Moccia, circolavano idee, si facevano proteste e le autogestioni non erano solo scuse per marinare scuola e fumare Marijuana.

fonte allmusicitalia.it
fonte allmusicitalia.it

Per gli inglesi siamo ancora quella “meglio gioventù” tra gli anni Sessanta e Novanta, rappresentata da Marco Tullio Giordana . Erano bei tempi quegli anni, in cui un crollo di Pompei o uno scandalo come Mafia Capitale avrebbero sicuramente fatto più notizia dell’ashtag #escile.

Certe volte cerco di spiegare ai miei interlocutori anglosassoni i problemi e le difficoltà che affliggono l’Italia, spesso con malinconiche note di pessimismo. Spiego che purtroppo i loro bei stereotipi non sono spesso veritieri e che la mia generazione non è così attiva come quella precedente.

Essi ascoltano attentamente con empatia, interessati. Alcuni di loro alla fine mi dicono di non abbattermi e non preoccuparmi, perché le cose miglioreranno. Ma la risposta che preferisco di più è quella che viene dalla loro ironia, così spontanea e naturale:

“Beh, comunque sia, siete ancora i più bravi a fare l’amore”.

 

 

 

 

 

 

 

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