Cortona: Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Cortona: Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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foto di Luca Stanghini

‘Scarpe Rosse’ – ‘Zapato Rojos’ – è un progetto d’arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet, che nel 2009 espose la sua istallazione di 33 paia di scarpe rosse a Ciudad Juárez, dove il tasso di femminicidio è talmente elevato da essere definita “la città che uccide le donne”.

‘Scarpe rosse’ è così diventato il simbolo della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, che viene celebrata ogni anno il 25 novembre.

Anche a Cortona, nella Scalinata del Palazzo Comunale, hanno fatto la loro comparsa le ‘Scarpe rosse’ e Lo StampAteo ha partecipato all’iniziativa per chiedere il “Perché della violenza diffusa nei confronti delle donne?”

Non sono mancate altre considerazioni tra i presenti all’iniziativa: dalla denuncia di una “società ancora fortemente maschilista” a quella nei confronti di una violenza diffusa verso i deboli: donne, bambini e anziani. Anche gli uomini hanno partecipato al ‘dibattito’: alcuni hanno parlato di “donne che dovrebbero vestirsi di più”, mentre altri si sono detti “disgustati per le violenze che subiscono le donne”.

In una fase in cui alcune figure femminili riescono a raggiungere posti di comando nei settori politici ed economici, portando a maturazione alcuni frutti di un ampio processo storico che ha visto spesso la donna raccontata come figura marginale, l’Italia civile e democratica non riesce ancora a rompere lo schema dei rapporti di forza che regolano la vita familiare, prima ancora di quella pubblica.

Se a questo aggiungiamo un senso di impunità nei confronti delle violenze sulle donne, comprendiamo meglio i drammatici dati del femminicidio: ogni due giorni viene uccisa una donna.

Ma la cosa che maggiormente mi ha colpito, durante le interviste, è aver visto negli occhi di queste donne lo smarrimento. Il senso dell’inspiegabile nel voler dare al gesto della violenza una cornice logica. Nessuna di loro ha veramente risposto al “perché”. Forse perché, in effetti, la degenerazione violenta dei rapporti tra uomo e donna non ha una causa specifica, è figlia di tutti i tempi.

Molte di loro rimarcano fortemente la necessità che sia l’uomo per primo a riconoscere il ruolo della donna, che per questo non si dovrebbe lottare, non si dovrebbe chiedere un’autonomia, ma si dovrebbe poter contare su un principio vecchio come il mondo: il riconoscimento della propria soggettività da parte dell’altro. E in questo caso l’uomo è il Grande Altro.

E a poco serve la considerazione che “i grulli ci sono sempre stati” – come ha voluto rimarcare un anziano signore nella piazza antistante la Scalinata. La violenza diffusa nei confronti delle donne è il termometro che misura la ‘salute’ civile e sociale di un Paese, e l’Italia non sta benissimo.

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