Civati, il PD e il futuro politico

Civati, il PD e il futuro politico

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fonte: notizie.tiscali.it

Giuseppe Civati, detto Pippo, ha lasciato il Partito Democratico. L’ormai ex dissidente, dopo l’ennesima vittoria del rivale Matteo Renzi, ha preferito andarsene. “Ciao” – ha detto. È sempre stato mogio, pacato nei modi e nei termini, e anche in questa occasione non si è smentito.

Ho ascoltato Pippo Civati ad Arezzo quando, invitato dal PD locale, parlò al pubblico con convinzione delle sue idee, con la voglia di comunicare qualcosa (e di vendere qualche copia del libro che stava presentando).

Facevo fatica, al Circolo Aurora di Arezzo, a comprendere l’entusiasmo di Pippo: voler stare dentro un partito dove tutto andava in modo diverso da come la vedeva lui. Uno sforzo per starci dentro, il suo, che cozzava con la mia disillusione nata da un’esperienza diretta: avevo lasciato il PD di Monte San Savino, avevo fondato una lista civica per le amministrative e già sedevo tra le opposizioni in Coniglio comunale. Insomma: minoranza ma indipendente.

Due momenti diversi. Io decisi di andarmene quando il partito era in piena psicanalisi: “Ma perché abbiamo fondato il PD?” – dicevano alcuni; “La fusione tra Margherita e DS è avvenuta a freddo, non è proprio riuscita” – rispondevano altri. Poi ha provveduto Renzi a farla funzionare…

Con Civati siamo in un altro periodo. Il Partito Democratico è appunto nelle mani dei renziani: saliti al potere per cambiare le cose, vanno a dritto, vincono le elezioni europee ed esercitano la loro forza politica senza badare tanto alle dissidenze.

A scorrere le pagine dei libri di storia troviamo tante forme di dissidenza: dalle più famose a quelle meno conosciute. Tutte che si ritrovano unite dalla stessa questione: essere in disaccordo con chi comanda. E anche se Civati ha trovato Matteo Renzi che in fatto di comandare è un asso, la storia è sempre la stessa: dai sistemi dittatoriali a quelli democratici si creano sempre dei punti di rottura al vertice.

L’umano vice segretario PD Lorenzo Guerini è stato affettuoso con Pippo: “Era tanto che non andavamo d’accordo”. Punto e basta. Nessun che abbia detto: ripensaci Pippo! Mentre gli altri ‘dissidenti’ si sono guardati bene dal fare un passo verso la porta d’uscita; i Bersani, i Fassina, i D’Attorre ci credono ancora… Sono i fondatori di un partito nel quale non contano più niente: rompono (i cosiddetti) senza rompere (il legame politico).

E invece Pippo ha rotto!! Avrà esclamato più di una volta Matteo Renzi.

Civati potrà correre da leader nelle praterie della sinistra orfana di un capo dopo Bertinotti, Cossutta, Dilberto, Rizzo, Ferrero, Pluto e Paperino? Potrebbe essere proprio Pippo…Civati il perno di quell’elettorato che si batte per una maggiore equità sociale?

Proviamo a ipotizzare. Se Massimo Landini decidesse di candidarsi con la sua Coalizione sociale, sarebbe una dura sfida per Civati. Il temperamento di Landini – energico, muscolare, quasi irruento – potrebbe costringere Pippo a giocare da numero 2, sempre meglio che da numero 3 come nel PD, è vero, ma da numero 1 mai.

Allora meglio candidarsi a Sindaco di Milano… Stavamo ipotizzando, solo ipotizzando.

 

 

 

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