Civati ad Arezzo: #Possibile

Civati ad Arezzo: #Possibile

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fonte: left.it

Ad Arezzo, lo spazio Eden Garden è stata la cornice dove si è svolta la presentazione del Comitato Arezzo Possibile. L’appuntamento s’inserisce nel percorso politico che vorrebbe portare alla nascita di un unico soggetto della sinistra. Il protagonista annunciato è Giuseppe Civati: fuoriuscito dal PD, promotore di #Possibile, nonché grande sostenitore della campagna referendaria con cui si vorrebbero abrogare, tra le altre cose, Italicum, Jobs Act, Sblocca Italia eTrivellazioni del mare

Alle 19 e 40 è ormai tutto pronto. L’unico che ancora manca a l’appello è però Giuseppe Civati, detto Pippo. Anche un signore vicino a me si accorge dell’assenza di Civati e sbotta: “Non è ancora arrivato?”

Non trova però risposta dal tavolo di giovani seduti vicino a lui, così si alza per fare due passi. “Se la sinistra aspetta di vincere con Civati – chiosa indispettito – sta fresca”.

Mentre aspettiamo Pippo, dal Comitato Arezzo Possibile iniziano a parlare di:

“Proposta di Governo del soggetto politico #Possibile. Del valore del Bene comune in esso presenti, rispettando però le proprie specificità. Solo un leader non è possibile. Le forze politiche in campo ad Arezzo, per esempio, non sono state in grado di capire l’elettorato. Le persone non vanno più a votare, perché se il voto non viene rispettato dal vincitore, con tutto il problema dell’economia, preferiscono starsene a casa. Il patto repubblicano sono le linee valoriali: #Possibile è una casa aperta ma non troppo. Il comitato ha un percorso identitario molto variegato. Ma non vuole unire troppe cose insieme”.

A quel punto arriva Pippo e i cronisti cercano d’inchiodarlo appena mette piede nell’arena de l’Eden. Prima il tentativo di strappare qualche commento personale su Matteo Renzi, poi un attacco al sistema partito con a capo un solo leader, e ancora, tentativi di etichettarlo: siete un comitato, un partito, oppure un movimento?

Pippo sa muoversi bene e alle domande risponde con la sua proverbiale calma, che gli consente di sfilarsi quando si parla di Renzi, di attaccare il sistema partito chiamando in causa i Referendum e la forza della politica dal basso, e giocando sulle debolezze altrui: “I partiti non funzionano, noi siamo un Comitato composto da tante persone che tra l’altro non conosco e possono mandarmi a casa anche domani mattina”.

L’ultima considerazione riguarda l’unico modello al quale si sente di ambire:

“Prodi, l’Ulivo e le esperienze politiche positive che hanno scaturito”.

A quel punto Pippo entra in scena. Dopo il saluto di benvenuto alla platea, con le scuse per il ritardo – appunto il ritardo del treno –  attacca subito il futuro alleato del PD Denis Verdini, che farà nascere una nuova corrente nel partito. Parla dello sterminato spazio alla sinistra del Partito Democratico. Attacca i conniventi che votano turandosi il naso pur di restare nel PD, dove non c’è un contesto democratico: le larghe intese sono la più evidente dimostrazione. La ripresa non c’è, perché non esiste redistribuzione della ricchezza. Critica Matteo Salvini e la sua ruspa: dieci anni fa diceva le stesse cose e non ha risolto niente. Invita ad andare nei campi rom per parlare con le persone, per integrarle nel nostro sistema. Altro che ruspa. Altro che Salvini. Richiama il coinvolgimento delle cooperative per agevolare l’integrazione dei rom, che non sono però presenti nei posti di comando delle cooperative. Parla nuovamente della campagna referendaria, insieme a Rifondazione comunista e agli amici di SEL.

“Vorrei farcela – dice Pippo – Io non ce lo fatta perché non c’era modo di dire una cosa diversa. Nel pieno dello scontro su l’Italicum, Vannino Chiti è stato presentato come Che Guevara, uno che si chiama Vannino può essere cattivo!? Ecco, è stato presentato come un guerrigliero. Appena ti fai sorprendere con un’idea diversa dallo loro, sei fuori. E questo non va bene. Abbiamo fatto il contrario di quello che avevamo promesso. Non ci piaceva il leader unico, il preside unico… E poi abbiamo fatto il contrario. Organizzandoci in molti possiamo battere i pochi che votano, perché hanno interessi. Ho somatizzato per un anno poi ho lasciato. Ho cercato sponde nel PD ma non le ho trovate. Nemmeno la figura paterna di Pier Luigi Bersani, a ogni voto mi diceva: Al massimo resto fuori dalla Camera”.

Quello che più mi ha colpito della serata sono stati due interventi che si sono registrati in momenti diversi: uno a inizio serata, l’altro quasi alla fine.

Il primo è stato:

“Esiste un progetto di Governo dove possiamo impegnarci? Ma la sinistra si trova in un salotto oppure si mobilita? I quesiti referendari sono una grande occasione per dire la nostra”.

Il secondo intervento suonava così:

“Ogni anno raccolgo firme, ma non si conclude mai niente. Alla fine la gente pensa che ci guadagno qualcosa, che prendo una percentuale sulle firme che raccolgo. Il Capitale comanda, che cosa vogliamo fare? Esiste un progetto politico su cui spendersi?”

Uno dei due interventi è di Giuseppe Civati, detto Pippo.

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