Cervelli in viaggio, non in fuga

Cervelli in viaggio, non in fuga

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Certe volte la cosa più difficile per un emigrato non è ambientarsi al nuovo Stato ospitante, ma fare i conti con i commenti, le etichette e le critiche provenienti dal proprio paese. L’italiano all’estero è considerato nei più disparati modi dai propri concittadini. Alcuni, affetti da pessimismo leopardiano, dicono che siamo “cervelli in fuga” scappati da un paese sterile che non offre più opportunità. La verità è che purtroppo non siamo tutti geni (me compreso) ed inoltre soprattutto all’estero è molto più facile incontrare l’italiano con quoziente intellettivo pari a La Russa piuttosto che ad Enrico Fermi.

Altri italiani ci definiscono codardi o fuggitivi perché a loro avviso scappiamo dal Belpaese senza cercare di far nulla per cambiare le cose: “troppo facile andarsene quando tutto va male”. Queste parole così cariche di veleno e “frustrazione salviniana” certo non toccano il cuore di un italiano all’estero, o almeno non il mio. Voglio dire, noi emigrati a Londra mangiamo pasta scadente che si scuoce solo a guardarla, sostituiamo il caffè con il tè, ci sappiamo orientare in una metro più incasinata del film “Inception”, quindi non ci facciamo di certo impressionare da queste frasi.

Ci sono mille e più miliardi di motivi che possono spingere un giovane verso un’esperienza all’estero, tutti condivisibili, anche la noia è un motivo valido.  Non chiamateci “geni” o “fuggitivi” perché non siamo né l’uno né l’altro, siamo solo dei grandi sognatori in cerca di nuovi mondi, nuove persone, nuovi stimoli. In Italia siamo troppo abituati vedere la migrazione come una cosa tragica, ma negli altri paesi è normale lasciare casa a 20 anni in cerca di un’esperienza all’estero.

Londra infatti non è solo colma di ragazzi europei venuti per imparare l’inglese, vi sono anche molti giovanissimi provenienti da ex colonie britanniche e che ovviamente conoscono già perfettamente la lingua di Sua Maestà: Australiani, Sudafricani, Neozelandesi, Canadesi, Zimbabwani, sono alcuni esempi. Tutti lasciano i propri paesi, dove certo il lavoro non manca, la crisi è lieve ed i loro politici non sono tutti mafiosi, imbecilli, analfabeti; a tutti chiedo “Perché?” e la maggior parte delle risposte è “for fun”, cioè per divertimento. Addirittura un mio amico Neozelandese mi ha risposto semplicemente: “Il mondo è troppo bello e grande per vivere tutta la vita in un posto solo”.

Poche volte in vita mia ho trovato frasi brevi e veritiere come questa. Il viaggio, e non mi riferisco a quello turistico, è la forma di conoscenza più bella e reale che esiste al mondo. Forse dobbiamo smetterla di piangere sul bagnato, dobbiamo smetterla di arrabbiarci o deprimerci perché le cose vanno male. Allora forse, dobbiamo fare una valigia non per scappare, ma per esplorare nuovi mondi in cerca di un nuovo inizio, per imparare quanto più possibile e per ritornare ad essere sognatori, senza più progetti, perché nella vita è importante fare grandi viaggi, ma è sognare che ci rende saggi.

 

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