Banche, politiche monetarie non ortodosse

Banche, politiche monetarie non ortodosse

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bancaemercati.com

Il silenzio colpevole della stampa sull’evoluzione delle politiche monetarie non ortodosse applicate dalla banca centrale Giapponese, ci obbliga a tentare di correre ai ripari.

Innanzitutto, di cosa stiamo parlando? Il Giappone nel tentativo di uscire dalla spirale deflazionistica e stagnazione pluridecennale ha imposto al sistema bancario di “trasferire” il costo di un tasso negativo[1] ai propri correntisti. Ad oggi la misura viene applicata ai soli clienti istituzionali[2], ma se la situazione dovesse protrarsi nel tempo non è escluso che la misura sia estesa a tutti i correntisti.

Perché ci deve interessare? Beh, è stato fatto in Svizzera, sta accadendo in Giappone, succederà anche in Europa. La somma degli effetti del bazooka di Mario Draghi, che sta praticamente sconvolgendo i mercati obbligazionari europei, e la situazione di fatto in cui alcuni paesi (vedi Germania) che si trovano già a dover affrontare una situazione in cui i tassi di interesse risultino essere negativi, ci porta all’ovvia conclusione: tenere i soldi in banca sta per diventare costoso, molto costoso.

Perché sta succedendo? Non proprio una domanda semplice, ma proviamo:

1. I sistemi monetari sono come un enorme gioco di camere comunicanti, ergo qualsiasi effetto in una stanza avrà ripercussioni sul livello delle altre. Sicuramente l’effetto non sarà immediato come ci hanno insegnato alle scuole medie, esistono molti strumenti che possono rallentare o addirittura “sterilizzare” gli effetti. Il tutto però è nelle mani degli abitanti delle stanze confinanti.

2. Fatta questa premesse, potete capire come debba sentirsi una banca centrale nel tentare di aggiungere o togliere acqua nella propria stanza; vive nella speranza (implicita, ma neanche troppo) che le altre banche siano disposte a non intervenire e a subire parzialmente gli effetti.

3. Quali effetti direte voi? Principalmente tassi di cambio, la valvola di sfogo di tutti i giochi di prestigio di un buon banchiere centrale[3].

4. Perché un banca centrale “vicina” potrebbe non gradire le mosse nelle stanze intorno a lei? La guerra per l’export (dato che di crescita interna non se ne parla, dato l’elevato coefficiente di paraculaggine della classe politica nazionale) si combatte a suon di svalutazioni competitive[4].

5. Capite quindi che il gioco al ribasso viene sterilizzato dalle manovre delle altre banche centrali, che non sono disposte a favorire l’economia rivale.

6. Citando il gattopardo: tutto deve cambiare per non far cambiare nulla. Se non fosse che a furia di mettere acqua in queste stanze ormai ci troviamo tutti con l’acqua alla gola.

Gli economisti più illustri[5] (leggi favorevoli) sono tutti in accordo nel dire che la situazione è solo momentanea ed è finalizzata al raggiungimento dell’obbiettivo di smobilizzare risorse da poter immettere nel circuito economico. Tutto molto bello, ma ci stiamo dimenticando che quelle risorse sono “appunto immobilizzate”, perché la situazione di incertezza e di fondamentale crisi dei paesi europei sono lungi dall’essere sanati. Un eventuale “costrizione” di impiego non può che portare ad una allocazione delle risorse (ad essere gentili) scorretta, con il rischio di mettere in moto una bolla speculativa da far impallidire quella del 2008[6].

Possibile epilogo: siccome alla matematica non si scappa, per quanto spesso si scrivono leggi (anche) contro gli assiomi fondamentali dell’universo, avremmo il proliferare di istituzioni in cui sarà possibile depositare i propri soldi (stile cassette di sicurezza) il cui costo di mantenimento sarà più basso di quello di tenerli in una qualsiasi banca. Torneremo al classico dei classici: soldi sotto al materasso.

Ma la storia non finirebbe qui, infatti, l’ovvio risvolto di una situazione di questo tipo sarebbe un massive withdraws dalla banche[7], che porterebbe all’incapacità delle stesse di far fronte alle richieste di ritiro / chiusura conto corrente. Potremmo assistere al più tragicomico epilogo del sistema bancario: da troppo liquido a morto per assenza di liquidità.

 

 

[1] Per essere chiari, le banche che oggi depositano le proprie riserve presso la banca centrale a scadenza del contratto di deposito riceveranno meno moneta di quanto ne avevano inizialmente versata.

[2] Istituzioni o persone giuridiche che per importo e per sofisticazione finanziaria hanno meno tutele rispetto al cliente retail, cioè tutti noi.

[3] Non a caso ogni notizia di cambio dei tassi della banca centrale è accompagnato da un breve trafiletto sull’andamento della moneta nazionale nei confronti delle altre.

[4] Lo abbiamo insegnato noi al mondo.

[5] http://www.brookings.edu

[6] Non dobbiamo dimenticare che in questo momento ci troviamo al terzo programma di aiuti monetari lanciato dalla BCE, quindi dire che in giro nei mercati c’è un mare di liquidità forse è riduttiva. Stiamo parlando di multipli significativi del PIL europeo, tanti soldi da poter comprare intere nazioni (compresi gli abitanti).

[7] Per dare un misura al fenomeno: considerate che circa il 10% delle passività di una banche (mediamente) fanno riferimento a conti correnti (nel senso stretto del termine), cifra che può arrivare anche al 30% se consideriamo strumenti di deposito breve/brevissimo termine (pronti contro termine).

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