Banca Etruria, il fallimento di un sistema

Banca Etruria, il fallimento di un sistema

by -
0 1102
fonte wallstreetitalia.com

Che #BancaEtruria fosse un soggetto altamente rischioso lo sapevano tutti, in particolare la Banca d’Italia e la Consob, che a dicembre 2013 pubblicava “un supplemento al prospetto informativo” della obbligazione subordinata IT0004966856 (che era già stata emessa), nel quale si scrive che con probabilità pari al 64% un investitore che acquista tali titoli perderà la metà del capitale (chi acquista sta comprando spazzatura).

Ma lo sapevano anche gli addetti ai lavori e molti dei consulenti coinvolti, che invece di denunciare, nella maggior parte dei casi, hanno celato la realtà.

Il sistema funziona così: ogni investitore deve compilare un questionario per valutare la sua propensione al rischio, in base alle risposte fornite viene assegnato un punteggio espressivo della propria competenza finanziaria. Per essere chiari, mia nonna pensionata avrà un punteggio pari a 1, mentre un laureato in finanza avrà un punteggio pari a 5.

Ai soggetti con punteggio minore è possibile proporre solo investimenti a basso rischio (Titoli di Stato), a quelli con punteggi elevati, invece, avendo questi una conoscenza più approfondita del mercato finanziario, è concesso la vendita di titoli con profilo più rischioso.

Le obbligazioni di #BancaEtruria – rischiose, poco liquide, non scambiate sul mercato regolamentato e per di più subordinate (nel caso di problemi finanziari, il rimborso avviene successivamente a quello dei creditori ordinari) – non dovrebbero essere collocate tra i clienti retail.

Ma siamo in Italia, dove tutto è possibile quindi succede che ai pensionati e a piccoli risparmiatori possano essere vendute le obbligazioni di #BancaEtruria, ma anche i bond argentini e le azioni Parmalat, come investimenti sicuri, nonostante chi emette, chi vende (nel caso di specie, in totale conflitto di interesse, lo stesso soggetto) e chi controlla, siano tutti consapevoli del rischio imminente di default.

Ciò che lascia perplessi è che tutto questo sistema si è retto su una banalissima falsificazione dei questionari: vostro nonno non ha mai risposto a nessuna domanda ivi contenuta, ma qualcun altro lo ha fatto per lui, e da semplice pensionato lo ha trasformato nel Gordon Gekko di Arezzo.

Come si possa ancora parlare di credibilità del sistema bancario italiano e finanziario è oggettivamente incomprensibile, soprattutto non si capisce come qualcuno possa credere alle varie teorie del complotto che ritengono colpevole l’Europa che non permette l’utilizzo di fondi pubblici (tacciati giustamente come aiuti di Stato) per salvare alcune banche.

Al riguardo si pensi che in tutti gli altri Paesi Europei già da anni non è permessa la vendita di obbligazioni subordinate, ma in generale con certi profili di rischio, alla clientela retail, come peraltro impone la Mifid (La direttiva dell’Unione Europea 2004/39/CE, Markets in Financial Instruments Directive), e per questo non si conoscono cicliche situazioni penose e imbarazzanti come quelle italiane.

Da contribuente spero di non dovere pagare per le truffe altrui, per i mutui e i finanziamenti concessi agli amici degli amici senza garanzie, quando a un’impresa onesta sono richieste garanzie spesso eccessive.

Non credo che debbano pagare gli obbligazionisti, perché nel caso di Banca Etruria non si è trattato di un investimento (e come tale legittimamente l’investitore è soggetto a guadagni e perdite) ma di una truffa e credo che i danni (diversi dalle perdite), dovrebbero essere coperti dagli amministratori, da chi controllava (Banca d’Italia e Consob) e da tutti gli asset della banca, che devono essere liquidati prima della chiusura definitiva dell’istituto finanziario, come fatto in altri Paesi civili in casi di default bancari.

Ciò che probabilmente accadrà è che lo Stato (e quindi noi) comprerà i titoli in sofferenza (che valgono 0) di #BancaEtruria (ma anche di Montepaschi, ecc.), e contestualmente sanzionati dall’Unione Europea per i fondi dati alle banche, considerati aiuti di Stato e per tale ragione saremo multati.

Come sempre a spese dei contribuenti e, adesso, anche dei risparmiatori.

 

 

 

NESSUN COMMENTO

Lascia una risposta