Anno nuovo, connotati vecchi: il Caso Charlie Hebdo

Anno nuovo, connotati vecchi: il Caso Charlie Hebdo

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Quanti auspicavano pace e serenità nel 2015 sono stati presto delusi. Il nuovo anno si è aperto con la strage di Charlie Hebdo, periodico settimanale satirico francese, messa in atto da estremisti islamici. L’attacco terroristico ha sconvolto il mondo intero per la brutalità con la quale è stato realizzato e per le morti che ha causato. Da ogni parte sono arrivate condanne all’attentato di Parigi. Inutile dire che ci sono così tante contraddizioni tra commenti, episodi e accuse. Giusto per fare qualche esempio sullo stato di confusione: gli arabi condannano l’attentato e nel frattempo infliggono la prima parte della pena (cento frustate per un totale di mille) al blogger liberale Raif Badawi; il direttore del quotidiano più importante in Qatar afferma che i musulmani non devono scusarsi, così come i cristiani e i britannici non si sono scusati dopo il rogo in una moschea di Londra; i francesi accusano la propria intelligence di non aver saputo distinguere il terrorismo in stile al-Qaeda da quello dell’Isis, più veloce e preparato nell’organizzazione di azioni di questo tipo. In Italia c’è chi si divide tra quelli che approfittano della tragedia per fare propaganda, quelli che si abbandonano a un’ingenua e finta solidarietà intellettuale e coloro in quali sparano a vista, come alcuni commenti sulla pagina Facebook di Matteo Salvini che spiegano quanto l’Islam sia pericoloso, e che in Italia sono presenti milioni di musulmani pronti a sgozzare.

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D’altra parte per noi italiani è più facile fare così: generalizzare. In Italia la libertà di pensiero e di satira è stata attentata da più censori: partendo da Tognazzi e Vianello censurati per una gag sul presidente Gronchi, fino ad arrivare al famoso Editto Bulgaro, quando nel 2002 la Rai cacciò Biagi, Santoro e Luttazzi, grazie a una conferenza stampa dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E a chi giudica oltremodo superficiale paragonare le censure inflitte a comici e giornalisti italiani all’attentato terroristico al periodico satirico francese, basta ricordargli i massacri causati durante la Prima Repubblica con gambizzazioni, omicidi e continue minacce alla libertà d’espressione e di satira.

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