Acquisto etico, politica e contesto territoriale

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Possono le nostre scelte sui consumi determinare il contesto in cui viviamo?

La Democrazia nella società moderna non si manifesta più nei pochi e ben definiti momenti scanditi dal calendario delle elezioni politiche, ma è diventata un processo continuo in cui la figura del consumatore diventa il vero detentore del potere di influenzare la società. Tema troppo spesso poco affrontato, ma dall’incredibile rilevanza.

Oggigiorno, la multi connessione e rilevanza che ricoprono le analisi comportamentali dei consumatori[i] nel definire le scelte sia dei colossi multinazionali che del contesto economico locale[1]. Proprio questa ultima dimensione è quella che spesso esce sconfitta nella grande lotta per la cattura dei nostri consumi.

Questa trasformazione porta con sé sia benefici che costi, dove i primi sono chiari ed evidenti, mentre i costi vengono spesso ignorati o, più colpevolmente, imputati ad altre dinamiche, producendo una de-responsabilizzazione dei soggetti attivi.

Sebbene le dinamiche siano molto complesse, la principale forza di un mondo orientato ai consumi è il risparmio che il consumatore medio ottiene nel rivolgersi a grandi catene / centri commerciali o all’acquisto online. Questo risparmio, sebbene sia facilmente riscontrabile, porta con sé costi nascosti (tecnicamente definite come “esternalità negative”), il cui costo ricade sulla comunità intera.

Questo nuovo status di consumatore / potere ci mette in condizione di avere a disposizione un’arma potentissima da poter investire per migliorare concretamene (e forse anche velocemente) il mondo in cui viviamo.

Proponiamo qui di seguito due concrete possibili applicazioni per migliorare il mondo in cui viviamo:

1. Supporto alle attività commerciali di quartiere: uno dei trend che ha contribuito alla desertificazione delle periferie, con conseguente aumento della sensazione di insicurezza, è associato alla chiusura delle attività commerciali (bottega sotto casa). I veri responsabili sono i residenti delle aree che subiscono questo fenomeno, che in nome di un risparmio immediato rinunciano al beneficio di vivere in un contesto di vicinato solido.

2. Supporto delle attività degli imprenditori che lottano e che hanno denunciato la criminalità organizzata. Traggo spunto dalla vicenda di un piccolo imprenditore calabrese che nel 2000 ha denunciato il racket dell’estorsione e dal 2007 vive sotto scorta (a seguito di un attentato alla sua vita). Sebben il tessuto sociale si sia mobilitato nel tempo, anche grazie all’iniziativa del sindaco, con manifestazioni e fiaccolate, la vita di questo coraggioso imprenditore è ormai in rovina anche soprattutto dal profilo economico. Paradossalmente, l’insegnamento che le molte storie di atti di responsabilità civile sembrano dare, è quella di non ripetere queste esperienze, essendo azioni che non portano ad alcun beneficio per gli attori, anzi solo costi.

L’elemento comune di queste storie è l’incapacità del singolo soggetto, nel suo processo decisionale, di riconoscere il bene sociale e collettivo.

Tra i due fenomeni descritti, il secondo merita sicuramente una maggiore sensibilizzazione da parte dei principali mezzi di comunicazione, proprio per supportare economicamente il coraggio degli imprenditori che combattono concretamente la criminalità organizzata e la corruzione. Non c’è peggior sconfitta, per la società civile, nel vedere l’attività di questi uomini chiudere per il conseguente crollo dei volumi d’affari delle loro attività.

È auspicabile la nascita di una certificazione nazionale (con eventuale contributo dello Stato centrale nel supportare questa tipologia di acquisti[2]), che riconosca il merito di questi uomini e che renda più immediato il riconoscimento da parte di noi tutti del loro contributo.

[1] Siti come tripadvisor ormai determinano il successo o il fallimento delle attività di ristorazione

[2] Agevolazioni fiscali come riduzione imposte indirette (IVA) o contributi alle imprese che acquistano prodotti dalle imprese che si sono distinti per la loro azione contro la criminalità organizzata o la corruzione. Non dobbiamo dimenticare che il costo per l’Italia (direttamente e indirettamente) è pari a circa il 3% del PIL nazionale, quindi con un piccolo investimento si potrebbe ottenere un beneficio potenziale per la società civile pari a € 80 miliardi.

[i] I grandi gruppi della rete, Facebook e Google, offrono i propri servizi gratuitamente proprio perché vendono le centinaia di giga dati che sono prodotti ogni giorno dall’interazione dei loro utenti a soggetti privati e pubblici, sulle cui elaborazioni basano le proprie scelte strategiche.

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