Accordo Grecia: Tsipras al verde

Accordo Grecia: Tsipras al verde

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Dopo l’EuroSummit viene da chiedersi se Matteo Renzi non avesse ragione nel sostenere l’errore politico di Alexis Tsipras: il Referendum contro l’austerity imposta da Bruxelles.

Chiunque può vedere nell’accordo tra Eurogruppo e Grecia un tradimento di quanto scelto dai greci con il Greekreferenudm: le misure richieste al popolo ellenico sono talmente austere che ricordano quelle ai danni della Germania uscita dalla Prima guerra mondiale, altro che seconda…

Si chiedono lacrime e sangue a un paese come la Grecia che ha un debito pubblico esorbitante e un’economia sotto allo zero. E presto scopriremo perfino se Yanis Varoufakis aveva un piano credibile (Grexit temporanea) per meglio negoziare con l’Eurogruppo dopo la vittoria del No al Greekreferendum.

Nell’attesa di scoprire cosa accaderà, risuonano le parole di Matteo Renzi: il Referendum non andava fatto. Non ci si alza da un tavolo quando non si è d’accordo con gli altri, figuriamoci chiedere ai propri cittadini cosa ne pensano della proposta fatta da l’Eurogruppo sulla spinta incalzante di Bce e Fmi.

Il tentativo di Alexis Tsipras aveva una logica: torno dal popolo e chiedo cosa vogliono. Ragionamento lineare e per nulla brutale: democratico direi, se ancora si può dire. Probabilmente Tsipras sapeva di un tentativo tedesco – i cosiddetti falchi – di portare la Grecia fuori dalla Zona Euro: ha giocato così anche sul sentimento, sulla felicità dei popoli di fronte allo sporco denaro. Si è rivelato tutto inutile, solo un #NoGrexit su Twitter ha cercato di rimontare la marea crescente del Nord, con i finlandesi che si sono distinti per durezza politica e spregiudicatezza economica.

E Angela Merkel? Beh, la Cancelliera tedesca ha mostrato il fianco con una strategia che non prevedeva il Referendum: se non fosse stato indetto probabilmente non avrebbe avuto dubbi sul da farsi. E invece si è svolto, ha vinto il No e qualche problema è venuto fuori: tentennamenti politici pericolosi gli sono costati il sorpasso del simpatico Wolfgang Schauble, Ministro Federale delle Finanze in Germania.

Probabilmente è anche per questo che ha ragione Renzi sul Greekreferendum: il voto popolare potrebbe ancora funzionare, tuttavia è meglio andare oltre perché ormai non si possono mica ridiscutere i parametri economici: se sei povero, sei povero:  cosa vuoi votare a fare!?

La divisione tra chi è troppo ricco e chi è troppo povero si sta allargando. E non ci vuole un economista per accorgersene, ma noi ci divertiamo a colpire Tsipras reo di averci provato. Una ‘bella’ lezione: non provarci che è meglio.

È per questo che Renzi ha ragione sul Greekreferendum. Se hai un Eurogruppo che decide da solo, attraverso un EuroSummit assai divertente, che motivo hai di scomodare il tuo popolo. Il greco è stupido, ignorante, non può decidere. Poi ci sono le riforme che non ha mai fatto. E a chi sostiene che “la Troika governa la Grecia dal 2009 e non ha risolto niente”, basta dirgli che è solo uno sprovveduto, un nullafacente (almeno prima dicevano comunista…).

Le richieste che l’Eurogruppo ha rivolto alla Grecia, da votare in 48 ore, sono esorbitanti: di fatto chiudono un capitolo iniziato nel gennaio scorso con il tentativo di riaprire una discussione su ricette neoliberiste nel territorio ellenico. L’entusiasmo che aveva suscitato Tsipras non aveva risparmiato nessuno, come avevo evidenziato in un articolo di qualche mese fa.

È anche per questo che le parole di Renzi sono dannatamente vere: “Il Referendum non andava fatto”.

Perché il popolo non va illuso. Non fosse che una volta tanto volesse vedere rispettata la propria scelta.

Su queste cose meglio non scherzare.

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