2016 tra ripresa economica e incognita globale

2016 tra ripresa economica e incognita globale

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Il 2015 si è chiuso, dopo 3 anni di recessione, con una crescita flebile del PIL italiano: +0.5% può essere facilmente confuso con rumore statistico. Il Governo Renzi ha subito tentato di capitalizzare il risultato in termini elettorali, promuovendo le proprie iniziative e soprattutto prospettando per il 2016 un anno a forte crescita.

Ma siamo sicuri che l’Italia sia pronta ad affrontare il 2016 al meglio?

La nostra economia è stata aiutata, non poco, dalla positiva performance dei nostri partner commerciali. Sfortunatamente, i segnali da questo fronte sono preoccupanti:

1. La Cina, che è stata negli ultimi anni il vero traino dell’economia mondiale, sta entrando in un nuovo ciclo economico nel quale sarà difficile poter continuare a immaginare un ritmo di crescita superiore al 7%. In questo contesto di aspettative deluse, i mercati finanziari hanno severamente “punito” la borsa di Shanghai (e Hong Kong) e a poco sono valsi gli interventi del Governo centrale nel tentativo (direi anche goffo) di arginare un ritorno alla realtà.

Questa situazione di debolezza è confermata anche dagli ingenti flussi in uscita di capitali dal mercato cinese che sta obbligando la Banca centrale a utilizzare circa 100 miliardi di dollari al mese delle proprie riserve. Non un segnale incoraggiante per la nostra economia export driven, così come la nuova svalutazione dello yuan (alcuni analisti suggeriscono intorno al 20%) che da più parti viene attesa.

2. Le Economie emergenti sono depresse da un calo, questo si “significativo”, dei prezzi delle materie prime, con impatti sulle potenzialità di spesa di questi paesi. Alcuni analisti prevedono potenziali ripercussioni anche sui mercati finanziari europei ed americani legati allo smobilizzo di investimenti da parte dei fondi sovrani[1], di cui stiamo già assistendo in modo preoccupante.

3. La situazione in Medio Oriente risulta essere sempre più instabile, i cui effetti economici (vedi terrorismo ed immigrazione, alias no-Schengen) avranno ripercussioni negative nel breve termine su tutta l’area del mediterraneo. Dobbiamo ricordare che un possibile effetto positivo associato ai flussi migratori potrà manifestarsi solo nel medio termine e a condizione di oculate politiche di integrazione.

In questo contesto, il Fondo Monetario Internazionale e la stessa Commissione europea hanno anticipato un possibile blocco della crescita globale, con importanti segnali anticipatori di un possibile nuovo ciclo recessivo nel contesto europeo. Consegue che il volano “Export” non sarà in grado di fornire un valido sostegno alla nostra debole economia.

I messaggi rassicuranti da parte del governo e la non chiara (sicuramente non trasparente) politica di investimenti del proprio braccio armato (i.e. Cassa Depositi e Prestiti) non sembrano rispettare la regola aurea di ogni buon automobilista:

“Non accelerare se davanti a te vedi un muro”.

 

 

[1] Tipicamente i surplus delle bilance commerciali delle economie emergenti sono stati investiti in modo massiccio nei mercati finanziari europei ed americani.

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