Unioni Civili: intervista a Veronica Vasarri

Unioni Civili: intervista a Veronica Vasarri

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Con l’imminente discussione al Senato del disegno di legge Cirinnà, abbiamo intervistato Veronica Vasarri – Presidente di Chimera Arcobaleno Arcigay Arezzo – per cercare di capire quale impatto potrebbe avere il provvedimento sulla realtà italiana e, nello specifico, sulle Associazioni LGBT.

Partiamo dai contenuti: che cos’è il ddl Cirinnà?

lospiffero.com
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È un disegno di legge che cerca di disciplinare le Unioni Civili. La parte iniziale riguarda appunto il riconoscimento delle Unioni Civili tra persone dello stesso sesso, che in Italia non è riconosciuto in quanto il matrimonio è accessibile alle sole persone celibi e di sesso diverso. L’impostazione del ddl Cirinnà su questa tematica non mi piace perché non crea un’eguaglianza totale, ma un istituto giuridico ad hoc per coppie dello stesso sesso. In sostanza si rimarca la differenza rispetto al modello tradizionale, mentre la richiesta delle Associazioni LGBT è il matrimonio ugualitario, cioè la possibilità per tutti di accedere con le stesse modalità all’istituto del matrimonio.

La seconda parte del ddl Cirinnà riguarda la possibilità da parte del partner in una coppia gay di adottare il figlio dell’altro: che cosa ne pensi?

panorama.it
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Lo stepchild adoption – ovvero l’estensione della responsabilità genitoriale al partner del genitore biologico – è una forma di adozione speciale già prevista dal nostro Ordinamento giuridico, per il quale il genitore non biologico può essere riconosciuto come genitore del figlio del partner. Una norma ben lontana dall’uguaglianza rispetto agli altri figli naturali perché si creerebbe, ammesso che sia approvata, un legame esclusivo tra il bambino e il genitore ‘riconosciuto’ senza tener conto dei nonni, degli zii e quindi della famiglia. È una forma di adozione ridotta per casi particolari, che non apre all’adozione tout court e alla genitorialità da zero.

Mentre la terza parte del ddl Cirinnà riguarda il riconoscimento per le convivenze di fatto, giusto?

Sì, anche per coppie di fatto eterosessuali che scelgono di non registrarsi con atto ufficiale. Con il ddl Cirinnà verrebbero riconosciute tutta una serie di tutele e di doveri proprio per allargare il campo dei diritti a famiglie che, appunto, non ne hanno. E anche per questa ragione l’Unione Europea fa pagare al nostro Paese multe salate.

Che cosa pensi del dibattito politico intorno al ddl Cirinnà?

queerblog.it
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Sento dire che leggi di questo tipo sono una perdita di tempo perché ci sono questioni molto più importanti su cui legiferare. Trovo quest’idea profondamente sbagliata perché intervenire sui diritti civili significa aumentare il benessere della vita delle persone, in questo caso di una minoranza che fa parte della società italiana. Ho l’impressione che in Parlamento, pur di fare opposizione – per mantenere una piccola distinzione o un privilegio, oppure per contare ancora qualcosa –, si attaccano alle piccolezze per bloccare il ddl Cirinnà. Resto comunque fiduciosa sia perché facciamo parte dell’Unione Europea che è molto sensibile a queste tematiche, sia per quanto accaduto in Grecia dove, nonostante i problemi che hanno avuto, sono riusciti ad approvare importanti leggi in materia di diritti civili. Il ddl Cirinnà è il primo passo verso la totale uguaglianza, anche se resta lontana da questo provvedimento.

Tutti a difendere la ‘famiglia’, ma quale?

Oggi i censimenti dell’Istat mostrano un quadro dove il modello della famiglia tradizionale – marito, moglie e figli – non è più esclusivo. Pensiamo a quante sono le famiglie ricostituite, i genitori single e le famiglie mononucleari, per comprendere quanto sia cambiata la realtà sociale italiana. In questo quadro ci sono anche famiglie composte da persone dello stesso sesso, con figli che provengono da precedenti relazioni o nati grazie alla fecondazione assistita. Anche per questa ragione più che difendere la ‘famiglia’ è necessario difendere le famiglie.

 

 

 

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