Tsipras, il No e gli effetti su Renzi

Tsipras, il No e gli effetti su Renzi

Come ti cambio gli scenari europei in sei mesi: potrebbe essere questo il significato politico del governo Tsipras dopo la schiacciante vittoria del No al Greekreferendum.

Arrivato al potere con un’elezione democratica nel gennaio scorso, Alexis Tsipras può oggi assaporare la prima vera conferma dall’inizio del suo mandato: ha scelto di confrontarsi con il voto popolare per rafforzare il mandato elettorale che gli era stato conferito.

Nell’articolo precedente il Greekreferendum lo abbiamo presentato come un atto politico coraggioso, oggi possiamo aggiungere che il Greekreferendum è stato un passaggio fondamentale per Tsipras: tenere la politica e quindi la decisione popolare, a un livello superiore rispetto al Mercato e quindi all’economia.

A rilanciare è stato nuovamente Tsipras, con le dimissioni del Ministro dell’economia greco Varoufakis subito dopo il Greekreferendum, in una sorta di gioco di squadra che sta sorprendendo tutti. Sarà forse un modo per favorire i negoziati oppure un modo per favorire altre dimissioni eccellenti? Chissà. Pensiamo però a cosa deve accadere in Italia per ottenere le dimissioni di un Ministro o di un Parlamentare…

È ancora presto per dirlo ma difficilmente la Cancelliera tedesca Angela Merkel potrà dire di No a un nuovo negoziato, da un lato per la responsabilità di tenere la Grecia dentro la Zona Euro, dall’altro perché lo aveva dichiarato prima del voto: niente negoziato prima del Greekreferendum.

Alexis Tsipras si presenterà al tavolo da vincitore e dopo gli anni dell’austerity è la prima novità politica nel Vecchio Continente: la lezione sulla Democrazia diretta riparte da dove era nata, senza paura di rompere un sistema economico compromesso e senza prospettiva politica.

Lina Palmerini, nel Sole24 ore di domenica 5 luglio, ha scritto “Effetto-Grecia sui valori del PD “, da sempre partito europeista e già grande sostenitore del Governo Monti: filo tedesco, filo Bce, filo Fmi…

Palmerini parte da un’affermazione di Matteo Renzi:

“L’Italia non è più un problema perché i problemi li sta risolvendo”.

“Certamente è vero – afferma di seguito la giornalista – anche se molti nodi restano al pettine e la cura da cavallo al Paese non l’ha somministrata Renzi ma il Governo Monti sostenuto da un PD guidato da Bersani. Quell’esecutivo, arrivato dopo la lettera della Bce (5 agosto 2011) applicò all’Italia molte di quelle ricette di matrice tedesca ed era sostenuto da un PD che non era renziano ma bersaniano”.

In una guerra di posizione i due PD si accusano di essere stati filo tedeschi (Fassina, Bersani, D’Alema) dai renziani che erano minoranza nel PD (2011/2012), mentre ora sono filo greci (Fassina, Bersani e D’Alema) per contrastare la leadership di Matteo Renzi (2014/2015).

“Dei tratti identitari migliori del PD e della sua storia”, come scrive Palmerini, non c’è più traccia, e questo lo diciamo noi, a causa dello smembramento che ha interessato il soggetto politico PD negli ultimi anni: tra chi lo ha lasciato perché non si riconosceva nella ditta bersaniana e chi lo ha abbandonato in epoca renziana perché troppo spostato a destra o al centro, o giù di lì.

I tratti identitari sono sempre stati più sulla carta che nei fatti.

Non resta dunque che Matteo Renzi? Non può essere certamente tacciato di tratti antidemocratici perché la Repubblica parlamentare consente di giungere al potere anche senza vincere le elezioni, e nemmeno può essere accusato di responsabilità per quanto accaduto negli ultimi 20 anni.

Tuttavia, la vicenda della Grecia e di Tsipras, mettono alle corde un politico giovane che ha preso una posizione ambigua rispetto ai risvolti ellenici: prima le battutine sui politici italiani che andavano in Grecia per sostenere il No, poi le rivendicazioni sulla revoca delle baby pensioni per sminuire il Greekreferensum (!?) e infine, una critica alla Merkel per aver accettato il Referendum.

Tutto questo mentre in Grecia, dove le cose vanno certamente peggio che in Italia, Alexis Tsipras si giocava le sue carte in modo chiaro: che cosa vuole il popolo greco?

Renzi è apparso come uno dei tanti. Probabilmente riuscirà a mantenere il posto che ricopre senza tanti patemi, visto i competitors che ha e la voglia di mantenere la poltrona dei suoi colleghi in Parlamento.

Per come è arrivato al potere, in modo scalare, senza troppi ostacoli e con cinismo, Renzi non poteva travestirsi da rivoluzionario per sostenere Tsipras, per carità. Ma oggi è chiamato a battere un colpo perché se c’era bisogno di un tecnico avevamo già un tecnocrate come Mario Monti, che in fatto di scelte lacrime e sangue non era secondo a nessuno.

E poi perché se Matteo Renzi non ha più niente da raccontare si può sempre andare a votare.

 

 

ARTICOLI SIMILI

NESSUN COMMENTO

Lascia una risposta