Renzi attacca i talk show: da Rai 3 a LA7

Renzi attacca i talk show: da Rai 3 a LA7

Le parole di Matteo Renzi sui talk show televisivi hanno avuto un forte impatto nel dibattito politico, coinvolgendo dapprima trasmissioni televisive come Ballarò (Rai 3) e Di Martedì (LA7), per poi trascinare nell’agone politico la stessa Rai 3.

Renzi aveva parlato delle trasmissioni televisive che ‘provano’ a fare approfondimento politico senza però raccogliere ascolti, come “la settima replica di Rambo”.

Dopo le parole di Renzi si sono registrati due effetti.

Il primo riguarda la trasmissione televisiva Ballarò, dove era presente il Direttore del Messaggero Veneto Tommaso Cerno e i deputati Anna Ascari (PD), Giorgio Airaudo (Sel).

Cerno è stato l’ultimo a parlare e si è notata la differenza rispetto agli altri interventi.

Dopo aver ascoltato i battibecchi tra Ascani e Airaudo ha riportato tutti al punto nevralgico della questione: l’economia.

“Sono tornato nel Nord Est da pochi mesi – ha detto Cerno – ed è evidente come la condizione economica delle persone non sarà mai come quella di qualche anno fa: i giovani non potranno mai permettersi quello che noi ci siamo permessi. La percezione è evidente. I sondaggi cambiano dal martedì al giovedì, assomigliano molto a quelli fatti dalla Volkswagen. Nel rispettare il dibattito tra Ascani e Airaudo, mi trovo come Galielo Galileo davanti ai giudici. I problemi economici li sta risolvendo il sistema economico, piuttosto che la politica. Ma quello che è in crisi, anche se non è morta, è la democrazia, che trova degli slanci con i tentativi di democrazia diretta di Grillo piuttosto che con il leaderismo di Renzi. Ma il punto resta la centralità dell’economia, rispetto a una politica che discute sull’1% della ripresa economica che significa tutto e, allo stesso tempo, non significa niente”.

Il secondo effetto prodotto dalle dichiarazioni di Matteo Renzi è l’esternazione di Michele Anzaldi, membro della Commissione Vigilanza Rai.

Anzaldi accusa il Direttore di Rai 3 Andrea Vianello di criticare il Governo Renzi ancora più duramente di quando c’era Silvio Berlusconi a capo dell’esecutivo. E tutto questo proprio nei giorni in cui il Governatore della Campania Vincenzo De Luca aveva definito “camorristico” il giornalismo di Rai 3.

In un contesto dove il sistema economico, a piccoli passi, sta cercando di riprendere un cammino, le polemiche politiche possono danneggiare il cammino dell’Italia. Questo è con molta probabilità uno dei motivi per cui Renzi ha usato l’esempio di Rambo per stigmatizzare il ruolo dei Talk Show televisivi.

Così come le parole di Anzaldi contro Rai 3 hanno questo sapore: siamo tutti nella stessa barca e dobbiamo remare nella stessa direzione, altrimenti rischiamo di non gestire gli effetti positivi che provengono da tutta una serie di eventi: abbassamento del costo delle materie prime, diminuzione del prezzo del greggio, gli aiuti della Bce con Mario Draghi…

Tanti tasselli economici che ci tengono a galla e che ci spingono a dire: mettiamo da parte le inchieste perché qui si fa l’Italia o si muore!

Se così fosse, le parole di Tommaso Cerno sulla centralità dell’economia avrebbero un impatto politico raddoppiato.

Viene da chiedersi se effettivamente la politica sia ancora in grado di dare una direzione a questa leggera ripresa economica oppure se ondeggia tra la critica senza concretezza o il governare a beneficio dei fotografi, senza però dare una direzione a quel leggero ottimismo che affiora di tanto in tanto.

Se avrà ancora senso parlare di un Governo e di un’opposizione politica lo vedremo. Quello che si sta profilando è un potere economico che decide su tutto, superando le decisioni dei governi e dei popoli, come in Grecia per la questione referendaria.

Anche senza scomodare Rambo.

 

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