Un socialista è per sempre

Un socialista è per sempre

Per una persona di sinistra è difficile non ammettere di essere socialista. È anche per questo che non riesco a contraddire il compagno del PSI che puntualmente mi saluta con un perentorio “Compagno!” Allo stesso tempo però non riesco a capacitarmi di come una stessa matrice politica abbia innescato percorsi politici tanto diversi e contraddittori, spesso sfociati nella più dura conflittualità.

È vero che ‘provenire’ da sinistra significa portarsi dietro qualcosa di socialista, che siano studi, discussioni o tentennamenti non importa, qualcosa di socialista c’è.

Nel mio caso è un ricordo davvero importante perché ha come protagonista mio nonno paterno – nenniano prima e craxiano poi – che mi sorprese a fare gestacci a Bettino Craxi nel telegiornale delle venti (1985).

Avevo cinque anni ma la reazione di mio nonno sembrò non tenerne conto.

E il motivo di quella durezza, che scoprì anni dopo, riguardava l’intreccio tra vicende familiari – mio padre appena approdato nelle file dei comunisti dopo anni di militanza socialista – e quelle paesane: Monte San Savino amministrato dai socialcomunisti fino al 1985, quando venne meno l’accordo tra PSI/PCI dando inizio alla formazione della prima amministrazione di centrosinistra nella storia savinese (PSI/DC).

E il sindaco? Socialista, ovviamente.

Oggi i socialisti – che non sono più partito di massa – hanno mantenuto una rete attiva nei territori in grado di orchestrare buone trame politiche. E anche se la capacità di riannodare la propria storia con quella delle istituzioni si intreccia e si confonde al facile cambio di schieramento per convenienza, i socialisti hanno indubbiamente grandi capacità, tra le quali scegliere ‘il cavallo giusto’.

Sempre a Monte San Savino è stata da poco inaugurata una sala conferenze intitolata a Romolo Lupino, il sindaco che nel 1985 fece l’alleanza con la DC spingendo il PCI a l’opposizione. A volerne fortemente l’intitolazione il sindaco uscente del centrosinistra: una decisione che si inserisce in quel processo che vede riannodare la propria storia a quelle delle istituzioni, coinvolgendo alleanze politiche di ieri e di oggi.

E anche questa volta i socialisti non hanno sbagliato a scegliere il candidato vincente che però – a differenza di quelli di ‘ieri’ – hanno visto il loro assessore uscente declassato al ruolo di consigliere comunale.

È tutta politica, ed è doveroso rimarcare il fatto che se la storia va riannodata allora è possibile che nel centrosinistra si sia verificato un ritorno di fiamma dopo la vicenda del 1985, visto che nel 2017 l’amministrazione comunale sarà nelle mani del PD e dei partitini della sinistra a esclusione dei socialisti (i vincitori di ‘ieri’).

Va da sé che questa ricostruzione è storica e – se vogliamo – più dantesca.

Meglio seguire la seconda strada, quella che vede i socialisti di ‘oggi’ accettare il ruolo di consigliere comunale alla guida del giovane gruppo consiliare di maggioranza.

Se fosse valida questa ipotesi speriamo solo che non gli insegni proprio tutto.

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