Quando ero nel Partito Democratico

Quando ero nel Partito Democratico

La militanza nel partito democratico di Monte San Savino ha avuto per me un elemento distintivo: la sconfitta.

Negli anni da ‘democratico’ ho affrontato momenti importanti per la vita di un partito, come nelle Primarie 2008 quando sostenni il candidato sindaco che perse per soli 18 voti (!). Ma anche passaggi fondamentali per una comunità: nelle Amministrative 2009 il partito mi chiese di appoggiare il candidato che aveva vinto le primarie: obbedì entrando in lista e persi – oh come persi – sia nei numeri complessivi che in quelli personali (27 – dico ventisette! – preferenze).

Ero nel bel mezzo degli anni da ‘democratico’, con le mie in-esperienze politiche che mi stavano inesorabilmente accompagnando verso un nuovo approdo.

Il problema è che io – ancora – non lo sapevo.

Ero un ‘democratico’ convinto e tutto andava secondo i piani (che però non erano i miei): seguivo pedissequamente la linea del partito. Anche quando i delegati della corrente di sinistra del PD minacciavano una lista alternativa io non li ascoltavo.

È anche per questo che il partito scelse me come futuro segretario di circolo: il mio alto tasso di passività unito alle cocenti sconfitte facevano di me un perfetto ‘democratico’.

Il dado fu quindi tratto ma appena venni insignito dello stemma di segretario in pectore nacque l’assillo: dovevo continuare a passivare facendo la fine dei miei predecessori (non buona) oppure essere intraprendente?

Prevalse l’intraprendenza, peccato che venne scambiata (o riconosciuta?) per autoritarismo e quello che doveva essere la rinascita politica del PD, con una mia consacrazione politica, divenne il preludio di un nuovo equilibrio politico tripolare con dodici mesi di anticipo sulle vicende nazionali.

Che cosa accadde? Iniziai con una premessa: non poter mettere la faccia a copertura di tutti i delegati di un partito pesantemente sconfitto (Nicchiarono). Poi chiesi ai più usurati di fare un passo indietro (Montarono). Infine proposi un ricambio con alcuni giovani volenterosi (Esplosero).

Feci l’intraprendente (o l’autoritario?) e il partito – quello che diceva che ero bravo quanto ‘democratico’ – si rivoltò inviperito.

Le vicende politiche mi portarono fuori da PD – che non ama gli autoritari (!) – per sfidarlo in una competizione bruciante ma, prima, portai la vicenda alla Segreteria provinciale, con tanto di assessori regionali, per sostenere la bontà della proposta.

Persi, e persi anche da ‘civico’ nelle amministrative, ma ogni volta che ripenso a quel 2012 si proietta quell’equilibrio politico di un’Italia tripolare. Ed io – nel mio piccolo – mi rivedo come un intraprendente antesignano del tripolarismo a Monte San Savino.

Rileggendomi avevano ragione loro, ero sfacciatamente ‘autoritario’.

NESSUN COMMENTO

Lascia una risposta