Marino o Renzi: chi governa Roma?

Marino o Renzi: chi governa Roma?

fonte unita.it

Ignazio Marino è stato sacrificato per la Governabilità della città di Roma.

Che cosa significa?

Matteo Renzi lo aveva detto in tempi non sospetti: se Marino (come chunque altro amministratore) non è in grado di governare va a casa.

Il motivo per cui Renzi parla in questi termini è molto semplice: ha mantenuto il suo ruolo da Premier perché governa da quando è stato nominato Premier. E quindi tutti devono fare la stessa cosa.

C’entrano poco o niente le considerazioni di chi pensa alla vicenda Marino come una resa dei conti con Renzi, tantomeno le valutazioni sul fatto che Marino non è renziano e quindi può essere tranquillamente sostituito.

Servono a poco le stesse manifestazioni di piazza dei sostenitori di Marino. Paradossalmente sono servite di più quelle organizzata dal Movimento Cinque Stelle, da Casapound e dai Fratelli d’Italia: durante quelle ore convulse qualcuno aveva iniziato a ripensarci: a chi lasciamo questa città? In fondo Ignazio non è una cattiva persona.

Era quindi tornato il Sindaco: Ignazio! Marino! La brava persona! Il chirurgo di fama internazionale!

E’ durato lo spazio della manifestazione politica delle opposizioni, poi sono arrivati gli scontri verbali tra Marino e Orfini, tra Marino e Renzi. E infine le allusioni di Marino a un disegno “politico” per farlo fuori:

“Se non c’erano le ricevute dei ristoranti – ha detto Marino – mi avrebbero messo la cocaina in tasca” (Corriere della Sera 11 ottobre 2015).

A quel punto Renzi si è spazientito e ha voluto accelerare ulteriormente. Peccato che era già domenica e Marino aveva pensato bene di farsi un altro giro tra i suoi sostenitori, scesi in piazza per invitarlo al ripensamento.

Fa un certo effetto vedere un sindaco eletto democraticamente, tra l’altro dopo la certificazione doc delle Primarie PD; estromesso per una questione riguardante le spese di rappresentanza, dopo tutte le vicende che hanno interessato Roma negli ultimi anni: Mafia capitale su tutte.

Gli anni da primo cittadino non sono stati facili per Marino, perché di cose ne sono accadute: il funerale dei Casamonica che ha fatto sprofondare Roma nella scena mediatica internazionale, i continui viaggi negli Stati Uniti che hanno aperto vuoti di potere – e di governabilità – il quasi commissariamento del Comune di Roma con il Prefetto di Roma Franco Gabrielli.

Tutte vicende che hanno indebolito Ignazio Marino e lo hanno reso anche meno simpatico rispetto a due anni fa, quando aveva vinto le Primarie PD con un sorrisetto sornione, come a dire: Ce l’ho fatta a dispetto di tutto e tutti!

Era il 7 aprile 2013, Marino aveva sconfitto alle Primarie PD David Sassoli e Paolo Gentiloni (attuale Ministro degli Esteri). Mentre Matteo Renzi aveva davanti a sé ancora diversi mesi per raggiungere la carica di Segretario PD e qulla di Primo Ministro.

Pochi mesi ancora e Ignazio Marino vinceva le amministrative 2013 al Ballottaggio con Gianni Alemanno.

A due anni e poco più da quell’evento, restano le dimissioni del sindaco e, probabilmente, il rinvio a data da destinarsi delle stesse elezioni amministrative: tutto per garantire la Governabilità della città di Roma.

Arturo Parisi, uno dei fondatori del Partito Democratico, lo ha detto chiaramente durante un’intervista al quotidiano La Stampa:

“Ho annusato l’idea – dice Parisi – che almeno per l’anno prossimo, e almeno a Roma, le elezioni amministrative potrebbero essere rinviate: sarebbe scorretto istituzionalmente e rischioso politicamente” (La Stampa 11 ottobre 2015).

In attesa di capire come si concluderà la vicenda, è ormai evidente un passaggio fondamentale nelle categorie politiche degli eventi e degli stessi politici.

Se prima c’era una lettura degli eventi tra berlusconiani e antiberlusconiani, siamo ora di fronte a una nuova dicotomia: governativo/non governativo.

Un cambiamento politico prodotto da Renzi (ma non dai renziani), che spiegherebbe anche l’arrabbiatura di Silvio Berlusconi nei confronti del Premier…

 

 

 

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