La dura vita del consigliere comunale

La dura vita del consigliere comunale

Qualche tempo fa sentii parlare del consigliere comunale come di ‘una brutta bestia’. Accade spesso che gli epiteti riescano a comunicare molto più di mille discorsi. Anche in quella occasione sottolineavano un aspetto centrale per svolgere bene il ruolo di consigliere comunale: individuare obiettivi in grado di pesare nel dibattito pubblico.

I miei obiettivi da consigliere comunale di opposizione furono molto chiari: non partecipare alle Commissioni consiliari dove le tradizionali forze politiche coglievano un doppio risultato: raggiungere un compromesso al ribasso per il cittadino con il conseguente disinnesco della discussione pubblica in Consiglio comunale.

Stando così le cose il Consiglio comunale a Monte San Savino divenne ben presto scoppiettante, anche perché nessuno sapeva che cosa avrei detto e – soprattutto – come avrei votato.

Uno degli effetti politici era quello di vedere il Partito Democratico interloquire con il centrodestra, a cui non aveva concesso nemmeno la presidenza di una commissione nonostante il risultato elettorale: 64 voti di differenza.

C’era molta stima.

Qualche tempo dopo la maggioranza passò al contrattacco: decise di fare la diretta streaming dei consigli comunali per evitare le riprese ‘anarchiche’ di coloro che partecipavano alle sedute. A torno o a ragione mi opposi a questa decisione facendone una questione di principio: i consigli comunali – già scarsamente partecipati – avrebbero subito un colpo definitivo con una diretta streaming.

Mi chiedevo quale sarebbe stato il senso di una seduta pubblica senza la partecipazione, il mormorio, l’applauso per un intervento anche se tassativamente vietato dal regolamento comunale?

Mi dissero che “non potevo presentami a bischero sciolto in consiglio comunale senza discuterne prima in commissione”.

“Ma perché? – risposi – discutiamone in pubblico così cerchiamo di capire su quali punti vi siete messi d’accordo”.

Tanto freddo, tanto tanto freddo.

Sull’onda di questo scontro arrivammo a un definitivo quanto ‘gradevolissimo’ fatto: il volantino che il PD scrisse contro di me (di me! Capito?)

Da qualche mese stavo distribuendo al popolo la mia fanzine di critica alla maggioranza quando i democratici s’accorsero della piega che stava prendendo questa pratica politica: parlare con le persone anche se non c’era la campagna elettorale (tu pensa…)

Sia il titolo del volantino (“L’oppositore a modo suo”) che il messaggio – una sorta di ‘richiamo all’ordine’ – erano indiscutibili.

Tuttavia, la ‘bellezza’ di quel volantino non stava tanto nel linguaggio (volevano fare i ‘giovani’ ma erano profondamente conservatori); e nemmeno nel contenuto (vagamente intimidatorio). L’aspetto geniale del volantino – che lo rendeva veramente ‘bello’ – riguardava i firmatari: ovviamente il PD di Monte San Savino con in testa il sindaco e – udite udite – il gruppo consiliare del centrodestra.

Nei giorni successivi il segretario del PD tornò nei luoghi pubblici dove aveva distribuito i volantini per ‘tagliare’ il nome del gruppo consiliare di centrodestra, quello che sedeva accanto a me tra le cosiddette Minoranze consiliari.

Problema: avevano sbagliato a firmarsi.

Diagnosi: troppe commissioni

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