Italicum: elezioni e potere

Italicum: elezioni e potere

Il Parlamento ha discusso e approvato la nuova legge elettorale: l’Italicum.

Le opposizioni hanno richiamato il rischio ‘dittatura’, sia per il sostanzioso premio di maggioranza per chi vincerà le elezioni sia per la possibilità dei segretari di partito di scegliere i parlamentari (circa il 70%). Anche una fetta considerevole dei deputati PD è contraria alla riforma: cercano di contrapporsi con interviste e tweet al fulmicotone, ma quando arriva il voto parlamentare fanno un passo indietro, come a dire:

‘Magari l’amico Matteo per le prossime elezioni sceglierà me’ (i renziabili).

Ricordiamo che nel 1993 entrò in vigore il Mattarellum, nomignolo utilizzato dal politologo Giovanni Sartori per identificarlo con Sergio Mattarella, relatore principale della riforma. Nel 2005 invece, è stato approvato il Porcellum, nomignolo utilizzato dal leghista Roberto Calderoli, relatore della riforma elettorale.

Nella mia esperienza politica con il Partito Democratico a Monte San Savino ricordo le modalità di scelta per formare le liste elettorali, sia per il Consiglio comunale che per quello Regionale: erano infinite le telefonate tra i dirigenti per la scelta di un candidato da inserire in lista. Poi, però, si doveva aspettare quella del potentato di turno che decideva su chi poteva entrare nella competizione elettorale. Nessuno si arrabbiava per la mancanza di Democrazia interna nel partito, andava bene in quel modo: Renzi era solo un giovane che faceva il Sindaco a Firenze, il territorio era sotto controllo e se qualcuno provava a fare di testa sua andava puntualmente a sbattere nella dura realtà: non si muove foglia che il potentato non voglia…

In molti evidenziavano già allora il rischio di deriva autoritaria per l’azione politica di Silvio Berlusconi. Chi erano? Gli stessi che ancora oggi confondono la possibilità di sedersi in Parlamento con quella dei cittadini, che non possono cambiare lo stato delle cose da un bel po’ di tempo.

In definitiva, le ragioni dello scontro su l’Italicum sono 3:

  1. Si decide su chi governerà l’Italia nei prossimi 10-15 anni;
  2. La cattiveria politica di Matteo Renzi, che utilizza le regole dello Statuto che i suoi stessi oppositori interni hanno proposto e scritto (ricordiamo il piagnisteo di Rosy Bindi dopo che il boy scout di Rignano sull’Arno divenne Premier e Segretario PD quasi in contemporanea);
  3. L’identificazione del Premier Renzi con Silvio Berlusconi

E’ facile comprendere come queste accuse siano dettata dalla mancanza di ‘veri oppositori’ al Governo in carica. Io, che ho 35 anni, non ho mai visto governare l’Italia: non dico bene o male, ma quantomeno governata. La possibilità di vedere una coalizione o un partito, vincere le elezioni e poter governare è una novità importante, alla luce del potere di veto che molti piccoli partiti hanno avuto dal 1994 in avanti. In particolare, è stato proprio il Centrosinistra di Governo a terminare anzitempo le sue esperienze per le decisioni delle componenti politiche minoritarie a sfiduciare il Governo di Romano Prodi.

La parola chiave è dunque minoritario, e non per il riferimento cinematografico a Nanni Moretti, ma per il suo rovesciamento di significato. L’Italicum crea di fatto una condizione politica nuova per il nostro Paese, getta le basi per una maggioranza solida che sarà votata da una minoranza di cittadini. Una minoranza più grande delle altre minoranze, ovviamente.

In attesa di capire se e come verrà modificato l’Italicum, come chiede ripetutamente Pier Luigi Bersani, è opportuno ragionare sull’apertura che questa nuova legge elettorale ha prodotto: le stesse chance di vittoria per i protagonisti politici di oggi.

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