Incastri politici. La provincia di Arezzo.

Incastri politici. La provincia di Arezzo.

La preoccupazione che si respira nel centrosinistra è di quelle che annunciano una sonora sconfitta elettorale. Per questa parte dello schieramento politico il problema ruota intorno alle innumerevoli ferite aperte: la non vittoria di Pierluigi Bersani, la mancata elezione di Romano Prodi al Quirinale, il siluramento di Enrico Letta a Palazzo Chigi, il referendum costituzionale, le scissioni, le continue prese di distanza di ogni forza politica che si richiama al centrosinistra.

Il tentativo di stare tutti uniti appare quindi come un miraggio sul quale scommettere tutto per evitare l’irreparabile, partendo proprio da quei territori dove la conflittualità politica ha dettato l’agenda degli ultimi anni.

La provincia di Arezzo è una di queste realtà. In pochi mesi si è registrata l’elezione di un segretario provinciale renziano dopo l’addio di alcune figure chiave per il PD. Un nuovo equilibrio che arriva dopo anni di scontri e di sconfitte elettorali. Anche per questa ragione l’apertura di Matteo Renzi nei confronti delle forze politiche che si riconoscono nel centrosinistra è stata immediatamente sostenuta dai renziani aretini. Marco Donati ha auspicato “un progetto comune che unisca il centrosinistra nell’interesse dei cittadini”. E il messaggio era per lo più rivolto agli ex compagni di Partito che hanno aperto una ditta per conto proprio, Articolo UNO – MDP.

In attesa di capire se e come sarà questa alleanza è doveroso rimarcare il fatto che molto spesso le vicende locali anticipano i cambiamenti politici nazionali, mentre in altri casi sono terribilmente legate a vecchi equilibri. Diventa così avvincente capire se i protagonisti politici del territorio riusciranno a produrre un cambiamento di un certo spessore, che non tenga conto delle sole logiche elettorali. Perché se è vero che le scissioni ci sono state durante la segreteria nazionale di Renzi, è altrettanto vero che nei contesti locali il passaggio di consegne – se c’è stato – é fresco. Come ad Arezzo, dove si è dovuto aspettare il 2017 per vedere un cambio alla segretaria provinciale dopo anni di critiche, borbottii e mal di pancia alla classe dirigente rigorosamente non renziana.

Renzi e i renziani si giocano una partita decisiva per il loro futuro politico, ma anche gran parte degli scissionisti rischiano di sembrare i ‘comunque contro’ a chiunque rappresenti una leadership diversa dalla loro. Ma non è una questione privata, è rigorosamente politica e tale deve rimanere.

La provincia di Arezzo porta con sé un potenziale rinnovamento. Volgendo lo sguardo verso la città di Cortona si comprende dove si possono decidere le tante sorti delle prossime politiche. Da un lato Andrea Vignini – attuale leader del MDP dopo un importante militanza nei partiti della Sinistra (sindaco per due mandati); dall’altro Albano Ricci – assessore in una giunta renziana nonché nuovo segretario provinciale del Partito Democratico.

In uno scacchiere così delicato emerge il fatto che Vignini ha lasciato il PD dopo aver rotto con la classe dirigente non renziana, mentre Ricci entra da renziano come segretario provinciale. Incastri della politica locale che se vissuti come momento di ricucitura della propria storia con quella della Politica – e anche di rottura nei confronti di un passato che ha esaltato veramente pochi – possono creare le condizioni per un salto di qualità nella classe dirigente del centrosinistra.

L’alternativa è il patatrac. Quello vero.

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