Il politico, lo storico e le bacheche

Il politico, lo storico e le bacheche

Nel 2007 per una ricerca storiografica incentrata su Monte San Savino in età repubblicana utilizzai le bacheche pubbliche dove i partiti si premuravano di inserire pensieri e parole su quello che accadeva in Italia e nel resto del mondo. Puntualmente recuperati nei vari archivi storici, le trascrizioni di quei documenti rappresentano uno spaccato di come si caratterizzava la lotta politica nel secondo dopoguerra.

Con l’inizio della cosiddetta seconda Repubblica si sono ‘addormentate’: nessuno sembra accorgersene, i partiti pubblicano comunicazioni istituzionali che interessano a pochissimi, e tutto fila liscio. Tuttavia, basta poco per rompere l’incanto e riaprire ogni discussione.

Nel 2010 venni chiamato dall’Amministrazione Comunale in qualità di segretario in pectore del Partito Democratico per la dismissione di quelle bacheche per altre più moderne, più grandi e più lontane dal centro storico. Mi presentai alla riunione con la consapevolezza che il sindaco aveva bisogno del parere positivo delle forze politiche per poterle togliere.

Si erano da poco consumati avvenimenti importanti. Come centrosinistra avevamo perso le elezioni (2009) con la conseguente spaccatura tra Gruppo consiliare e Partito. Eravamo separati in casa. I consiglieri comunali di opposizione volevano nuove bacheche per mettere in luce il loro lavoro, mentre il Partito – ancora stordito dalla sconfitta elettorale – si guardava smarrito come solo un esponente del PD riesce a fare.

In questo equilibrio politico il primo cittadino convocò le forze politiche per chiedere la rimozione di tutte le bacheche. Non ricordo tanti particolari di quella riunione, forse perché il momento clud si consumò con parole che suonavano pressappoco così: “non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo”.

Non sono Papa Pio VII al cospetto dei francesi ma il senso lo avrete capito benissimo.

Negli ultimi dieci anni molte cose sono cambiate, con trasformazioni significative nel mondo politico.

Le numerose liste civiche chiedono a gran voce nuove bacheche pubbliche, così come il Movimento Cinque Stelle – nato e cresciuto nel web – ne utilizza ampiamente gli spazi. E la ragione principale sembra essere quella di voler accettare le regole del gioco: se vuoi entrare nella lotta politica dei tuoi avversari devi assumerne un po’ le sembianze: per essere diverso ma non troppo; per dare l’idea di un cambiamento ma fino a un certo punto; per proporre scelte radicali ma anche no.

Allo stesso tempo però la comunicazione politica ha decisamente cambiato ritmo con la nascita delle bacheche Facebook, luoghi dove ogni singola persona – un piccolo partito – può scrivere tutto quello che gli passa per la testa.

Pensiamo a un consiglio comunale composto da 15/30/45 persone e quali effetti possono scaturire da un consigliere comunale che decide di sfogarsi con un post stupido. Si crea di fatto una selezione della classe dirigente che nemmeno i partiti più ortodossi si sognavano di fare.

In questo intreccio tra vecchio e nuovo sistema comunicativo troviamo il momento up con la condivisone del contenuto cartaceo nella bacheca online, un grande miscuglio che in alcuni casi può portare buoni frutti, altre volte invece decisamente no: perché se è vero che la politica odierna è fatta per un buon 90% dalla comunicazione non è detto che tutti i politici siano dei buoni comunicatori.

E così, mentre nelle bacheche dei partiti non ci sono spazi per qualsivoglia replica – quindi dormi sonni tranquilli – nelle bacheche online le cose vanno diversamente: chiunque può commentare e – nei momenti di assoluta lucidità – riportare tutto nella giusta dimensione.

 

 

 

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