#Greferendum: i greci alle urne

#Greferendum: i greci alle urne

Dare ai greci la possibilità di scegliere sul proprio futuro: è questa la grande speranza che Alexis Tsipras regala a tutti noi. Il leader di Syriza aveva suscitato molto entusiasmo con la vittoria alle politiche 2015, ma in pochi potevano immaginare una condotta politica così ineccepibile.

Gli esiti del Referendum sono tutti da valutare, sia per il risultato finale che per le conseguenze: se vince il no al Greferendum, come vuole Tsipras, la Grecia potrebbe uscire dalla zona Euro; se vince il sì sarà la fine del Governo Tsipras, ma soprattutto potrebbe essere austerity a oltranza per i greci.

Al momento però, è ancora una storia di se e di probabilmente.

Quello che resta è la valutazione della scelta di Tsipras, che ha vinto le elezioni con un programma e vuole mantenere la parola data anche a costo di perdere la poltrona: alcuni si ricorderanno certamente di Tsipras che partecipa al G8 di Genova nel 2001 per manifestare contro la Globalizzazione, mentre oggi, da leader politico alla guida del Governo greco, tiene fede alla sua politica con coraggio e coerenza da vendere.

E in questa epoca abbiamo estremamente bisogno di personalità politiche che vogliono mantenere saldo il legame tra Democrazia partecipata e Rappresentanza politica.

Quante persone, in Italia, inneggiano alle elezioni politiche perché vogliono  scegliere democraticamente i propri rappresentanti? E si arrabbiano perché non possono farlo, chiamando in causa tutto e tutti (dimenticandosi ‘soltanto’ che la nostra è una Repubblica parlamentare e se c’è una maggioranza numerica si possono formare anche 15 governi prima della scadenza naturale di una legislatura).

In Grecia fanno scegliere tra le regole dell’Unione Europea e la riconquista dell’autonomia politica e monetaria, anche a costo di finire male. E noi che ci arrabbiamo per non vedere a Palazzo Chigi Matteo Salvini con la ruspa o Beppe Grillo con il blog al posto di Renzi con il gelato.

Torniamo a dare il giusto peso alle cose e prima ancora alle persone. Tsipras rispetto ai politici nostrani è un gigante, l’idea del Referendum (Greferendum) è semplicemente geniale: quello che non ti aspetti proprio quando hai le mani nel tesoretto che non è tuo, ma dei greci. E non stiamo parlando di soldi, denari e preziosi, stiamo parlando di dignità, indipendenza, rispetto della storia di un popolo.

Resto dell’idea che gli scenari sono tutti da scoprire ma nessuno, neppure Bce e FMI, sono a conoscenza di cosa potrebbe accadere se vincesse il no: la Grecia esce dall’Euro e ritorna alla dracma oppure resta nella UE perché ha dimostrato di averci gli attributi e deve quindi insegnare a tutti il valore del NO.

Quello che oggi sappiamo riguarda gli errori di valutazione del debito greco, la sottovalutazione del problema da parte dei Paesi del Nord Europa (Germania e Finlandia in testa) la inconsistenza politica dei leader prima di Tsipras nel mancato rispetto delle regole base di una convivenza politica e sociale: vuoi aiutarmi a non fare default ma intanto mi pianti il ginocchio nel collo, con una forza crescente e un ghigno da sadico. Dovrei anche ringraziarti!?

A Cefalonia – estate 2014 – uno sconsolato ristoratore greco indicava il suo locale pieno di gente: “Hanno rubato tutto (i politici) non hanno lasciato niente (ai greci) e le persone che vedete nel mio ristorante servono solo per la gloria. Non guadagno niente.

Da allora è passato un anno e al Governo è arrivato Tsipras, che alla fine ha riportato tutto alla Democrazia diretta, alla scelta del popolo. Il nostro ristoratore sarà sempre deluso e amareggiato, probabilmente saranno anche aumentati i suoi problemi. Oggi però, è chiamato in causa per decidere se esiste ancora un limite da non superare, che non è solo identitario ma riguarda la dignità politica di poter decidere sul proprio futuro a dispetto di numeri e parametri economici che non hanno né anima, né corpo.

 

 

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