Francesco: Papa politico e sociale

Francesco: Papa politico e sociale

fonte: associazionetatarella.it

Un po’ per la penuria politica che lo circonda e un po’ per il suo ritmo argentino, Papa Francesco ha decisamente conquistato la scena mediatica e non. D’altronde la sua figura è stata inquadrata, con largo anticipo, da importanti filosofi come “animale politico e sociale” (da Aristotele a Agostino, per citarne alcuni). Agostino parlava della politica come rimedio alla natura ambigua dell’uomo, Papa Francesco pone la misericordia come antidoto alla natura ambigua della politica, e la questione migranti sarebbe lo snodo su cui applicare questa filosofia.

La provocazione più grande è stata proprio l’annuncio del Giubileo straordinario, che si terrà a Roma nel dicembre 2015, accompagnato da tante prese di posizione del Pontefice – condivisibili e criticabili – che hanno segnato l’agenda politica italiana e internazionale.

Le dichiarazioni di Papa Francesco sulla questione dei migranti hanno provocato un dibattito che ha lasciato il segno, e non solo perché alcuni politici speculano effettivamente su un dramma umano per una manciata di voti, ma anche per la direzione chiara con cui il Pontefice ha indicato la strada maestra della salvezza: la Misericordia come elemento centrale della nostra epoca.

Grazie alle sue parole sono emerse alcune ipotesi per agevolare l’arrivo dei migranti, attraverso un loro impegno nei lavori di pubblica utilità, oppure invitando i privati ad aprire le loro case, sfitte e non, per accogliere degnamente chi non ha niente.

La scelta di Papa Francesco di stare con i più deboli è ribadita quotidianamente. Giorni fa ha invitato le autorità istituzionali e politiche a considerare l’eventualità di un’amnistia, rimanendo quindi nel segno della Misericordia, della seconda possibilità.

Abituati allo stile austero di Benedetto XV, è salito al soglio pontificio un Papa colto e popolare, che sa benissimo orchestrarsi tra la figura di umile servitore di Dio e quella di un uomo dalla forte determinazione.

In molti hanno criticato queste prese di posizione: “Perché i migranti non se li prende il Vaticano” – dicono alcuni. E nella stessa Chiesa cattolica non mancano prese di posizione diametralmente opposte a quelle di Papa Francesco, come abbiamo avuto modo di scrivere qualche settimana fa a proposito della parrocchia di Rigutino.

Papa Francesco è dunque una vera e propria figura politica (e da qui l’interesse di StampAteo) in grado di trasformare il messaggio evangelico e umano in azione sociale.

Il Governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni, durante la trasmissione televisiva Linea Notte (Rai3) ha avuto momenti di forte imbarazzo nel sostenere le tesi del “Rimandiamoli a casa loro”. Maroni si è stretto più volte nelle spalle di fronte alle immagini della Stazione a Budapest, con i migranti impossibilitati a raggiungere la Germania, ed è andato fortemente in difficoltà dopo le parole del Governatore della Puglia Michele Emiliano (PD) sulla diatriba profugo/non profugo:

“È come se agli ebrei che fuggivano dalla Germania nazista – ha detto Emiliano – le autorità degli altri Paesi avessero negato l’accoglienza perché non c’era una guerra nel loro paese, e quindi non erano profughi”.

Maroni a quel punto è divenuto petit.

Chissà cosa avrà pensato Matteo Salvini nel vedere la trasmissione, consapevole di come Papa Francesco stia facendo proseliti in ogni terreno politico, con il rischio di minare la solidità leghista del: “Non sono profughi, rimandiamoli a casa loro!”.

Nella sua capacità di rilanciare il suo pontificato, ci aspettiamo da Papa Francesco nuovi colpi di scena, che metteranno a dura prova il mondo politico spesso ingessato di fronte a calcoli elettorali che i cittadini non comprendono e non accettano più.

Fortuna vuole, per i politici nostrani, che Papa Francesco è impossibilitato a candidarsi per le elezioni politiche perché, come tutti noi sappiamo, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

 

 

 

 

 

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