#ElezioniRegionali2015: parte seconda

#ElezioniRegionali2015: parte seconda

Dopo aver analizzato le Regionali 2015 con un focus sul Partito Democratico, parliamo ora delle altre forze politiche: Lega Nord, Movimento Cinque Stelle e Forza Italia.

Partendo da un dato generale: in Veneto si è imposto Luca Zaia, Governatore uscente e punta di diamante del Carroccio; mentre in Liguria ha vinto Giovanni Toti, braccio destro di Silvio Berlusconi.

Quali elementi politici individuiamo in queste due vittorie?

Dai dati del corriere.it, si evidenzia come in Liguria la Lega Nord ha visto aumentare i propri consensi in modo considerevole rispetto alle Regionali 2010, passando dal 10,2% al 20,5%. Il nuovo Governatore è però un esponente di Forza Italia, che tra l’altro è passata dal 29,27% del 2010 (ma c’era ancora il Popolo delle Libertà) al 12,66% del 31 maggio scorso.

Salvini si è affrettato a dire che l’alleanza politica con Forza Italia non è nei piani della Lega Nord, provando a sminare il concetto berlusconiano che le elezioni si vincono al centro e non agli estremi, come Cameron in Inghilterra e Sarkozy in Francia. Tuttavia, la strada di Matteo in camicia verde è più in salita di quello che appare; cavalcare la tigre tutti i santi giorni è molto faticoso e alla lunga controproducente: i tuoi avversari possono sorprenderti al primo momento di flessione, aspettandoti al varco, oppure al traguardo come in Liguria.

Il secondo elemento riguarda il Veneto, dove c’è stata una breve quanto spigolosa discussione su chi doveva essere il candidato governatore; sull’altare è stato sacrificato – e defenestrato – Flavio Tosi, sindaco di Verona: riconosciuto come ottimo amministratore ma accompagnato alla porta non appena ha proferito una forma di dissenso dalla linea ufficiale.

Non ci sono stati dubbi invece sul vincitore finale in terra veneta: i competitor non riescono proprio ad andare oltre il bacino elettorale classico. Una vittoria annunciata e schiacciante, nonostante la forte astensione e un calo di voti in percentuale di tutto rispetto per la Lega Nord: dal 35,1% del 2010 al 17,8% del 2015.

Parliamo ora dei Cinque Stelle.  L’andamento in percentuale mostra uno spostamento del voto a favore dei grillini, vincitori di questa tornata elettorale.

In Veneto prende il 10,4% partendo dallo 0; in Liguria ottiene il 22,29% partendo dallo 0.

Questa tendenza la ritroviamo in Campania, Umbria, Puglia, Marche e Toscana, quest’ultima la più impermeabile alle sirene grilline: in tutte queste Regioni il Movimento non era presente alle Regionali 2010, mentre da oggi è in tutti i Consigli Regionali. Sarà un bene o un male? Vedremo.

Perché il Movimento 5 Stelle è la forza predominante delle opposizioni?

1. Ottiene ovunque un risultato significativo.

2. Ha rappresentanza in tutte le Regioni.

3. Si è presentato con le idee chiare.

Questi elementi non sono annoverabili per le altre due forze di opposizione.

La Lega di Matteo Salvini ottiene ottimi risultati in Toscana, Marche e Liguria. Evidenzia un aumento rispetto alle regionali del 2010. Tuttavia, in Campania e in Puglia prende lo 0%.

L’analisi su Forza Italia è la più complicata perché nella frantumazione politica si è registrata quella del voto. Conquista la Liguria con un colpo di mano di Giovanni Toti, abile nel buttarsi nella mischia al momento giusto: fortunato e vincente. La simpatia non è dalla sua ma si è comportato da aziendalista e questo fa ancora il suo effetto. Nel complesso però il partito di Berlusconi non propone una prospettiva politica, resta schiacciato sia dal dinamismo renziano sia dalla forza esplosiva della Lega: due condizioni che portano via parecchi voti.

Per ricapitolare. Da un lato c’è la Lega che vince nei suoi territori, con qualche picco percentuale in Toscana, ma nel complesso non prende palla in alcune zone chiave per vincere in Italia. Dall’altro troviamo Forza Italia che cerca un leader per guidare il centrodestra, magari senza ruspe e una visione d’insieme.

Salvini è così forte in alcune Regioni che potrebbe vanificare tutti gli sforzi di Silvio Berlusconi a ricreare quel rassemblement intorno a un leader popolare più che populista. Per le politiche c’è ancora tempo, quindi lo spazio di manovra resta ampio per entrambi.

E il Movimento Cinque Stelle?

Dopo lo sbandamento di Beppe alle Europee 2014, si sono riposizionati:

– Hanno scelto un leader come Luigi Di Maio.

– Hanno una classe dirigente che si rinnova a ogni competizione elettorale.

– Hanno un punto fermo nel programma: il Reddito di Cittadinanza.

Di questi tempi vi pare poco?

 

 

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