Casa PD: da Roma ad Arezzo

Casa PD: da Roma ad Arezzo

Una settimana difficile per il Governo Renzi. Prima il voto in Commissione sulla Rai che ha messo in minoranza la maggioranza, poi le dichiarazioni di Matteo Orfini su presunte ‘minacce’ di alcuni senatori della minoranza dem: un Vietnam parlamentare in vista dei nuovi provvedimenti, in primis la riforma del Senato.

Se da un lato la minoranza dem inizia così a mostrare i muscoli al Segretario PD, dall’altro il nuovo gruppo al Senato capeggiato da Denis Verdini – Ala, Alleanza liberalpopolare per le autonomie – non ha ancora apportato il ‘valore’ aggiunto. Assistiamo così al via libera definitivo al ddl di riforma della Pubblica Amministrazione grazie alla ‘presenza’ in Aula delle opposizioni che, di fatto, hanno garantito il numero legale…

Per dirla come Bersani il “PD perde i pezzi” e in politica non è certo una novità.

Chi non ricorda l’abbandono di Gianfranco Fini dal Popolo delle Libertà da lui stesso fondato?

Ci sono delle differenze sostanziali tra i due momenti, la principale è come appariva Fini al cospetto di Berlusconi, un intruso in casa d’altri, da come appare la minoranza dem rispetto a Renzi: uno di quei proprietari di casa che non possono più esercitarci un controllo totale per la presenza di un inquilino.

Ai loro occhi, Renzi si sarebbe ‘appropriato’ di una creatura politica inventata, con tanto di regole, dai vari Bersani, Cuperlo e D’Alema: il Premier e Segretario è chiamato a cavalcare la tigre (PD), ma come abbiamo sottolineato con le Regionali 2015 la dissidenza scarica le sue tensioni sul voto locale.

fonte: lintraprendente.it
fonte: lintraprendente.it

Oggi, che non ci sono elezioni, gli scontri si registrano sui provvedimenti: Enti locali, ddl Boschi e Riforma Costituzionale del Senato. Ovviamente, Denis Verdini di Fivizzano potrà eventualmente assicurare una manciata di voti in più, ma non potrà aiutare Renzi nei Circoli PD.

A tale proposito non devono passare in secondo piano le vicende del Circolo PD di Arezzo. Dopo aver perso il ballottaggio 2015 per eleggere il Sindaco di Arezzo (come abbiamo raccontato), i democratici hanno registrato le dimissioni della Segretaria comunale, la renziana Elisa Bertoli, e aperto il percorso per la nascita di una nuova segreteria comunale. La vicenda ha conosciuto l’epilogo nei giorni scorsi. Una buona fetta di tesserati non si è presentata, mentre dei 63 votanti, 23 hanno deciso di astenersi, 2 hanno annullato la scheda, mentre i restanti 38 hanno scelto il renziano, nonché neo consigliere comunale, Alessandro Caneschi.

Si è ricreata così la condizione elettorale, dove molti non sono andati a votare il candidato PD Matteo Bracciali, tanti altri si sono astenuti e altri ancora hanno saltato il fosso per andare a votare in candidato di centrodestra Alessandro Ghinelli.

Di fatto si toglie la terra da sotto ai piedi ai renziani.

In occasione del voto per eleggere il nuovo Segretario comunale, Stefano Gasperini, Portavoce dei Democratici e Riformisti, già pro Sindaco dopo la nomina di Giuseppe Fanfani al CSM, poi sconfitto alle Primarie PD nel dicembre 2014, ha rivendicato i motivi dell’astensione:

“[…] nel prendere atto delle dimissioni della Segretaria, avremmo ritenuto necessarie per questa fase scelte inclusive e in discontinuità rispetto ai limiti evidenziati da un progetto politico uscito perdente dalle urne. Il senso di responsabilità e la possibilità di costruire una pagina nuova rispetto a tutto ciò che ha determinato l’attuale situazione potevano essere uno stimolo per un progetto di rilancio, di superamento dell’autosufficienza, di rinnovato dialogo a sinistra, di riconnessione del tessuto associativo e culturale della nostra città. Con questo spirito abbiamo visto positivamente il percorso di proposta di una soluzione ampiamente condivisa, esigenza emersa negli incontri dell’Assemblea comunale, è stata rilanciata dal Segretario regionale Dario Parrini e promossa dal Segretario provinciale Massimiliano Dindalini. […] Oggi, non possiamo che prendere atto come questa disponibilità sia stata superata dalla legittima facoltà della maggioranza congressuale di esprimere una propria candidatura in autonomia” (Corriere di Arezzo 2 agosto 2015)

Si va dunque allo scontro, non si fanno accordi e ognuno va per la sua strada, una caratteristica che sembra unire contesti locali e PD Nazionale.

Nelle vicende governative il percorso di Renzi è tortuoso ma, al contempo, gli equilibri maturati gli consentono di appoggiarsi di volta in volta a una compagine filo governativa diversa, con il risultato di portare a casa qualche risultato significato, a dispetto delle tante fibrillazioni interne al PD.

Nei contesti locali le cose vanno diversamente, in questo caso l’autosufficienza renziana dentro ai Circoli PD riesce a spuntarla (quando riesce) ma poi trova difficoltà a costruire sponde significative al momento delle amministrative: un lento logoramento che ad Arezzo è iniziato con il voto amministrativo 2015, proseguito con il ballottaggio 2015 e che continua con l’elezione del nuovo Segretario comunale Alessandro Caneschi.

Nell’attesa di capire se Renzi riuscirà a vincere le elezioni politiche, oppure se finirà sconfitto come i renziani nei contesti locali, merita un piccolo approfondimento il progetto di creare un partito a vocazione maggioritaria, che tagli definitivamente i legami con i partitini alla sua sinistra: Rifondazione comunista, SEL, Comunisti italiani, Italia dei Valori e altri.

Questa prospettiva politica maggioritaria rende complicato il cammino del Governo Renzi, costringendolo, come abbiamo detto, a modificare continuamente l’asse della maggioranza.

Di sicuro però, condanna alla sconfitta i candidati PD nei contesti locali.

La seconda considerazione riguarda la necessità di Governare il Paese Italia. In questo caso Matteo Renzi è deciso nel portare avanti il percorso intrapreso dal suo arrivo a Palazzo Chigi: è evidente come il Premier cerchi di tirare la fuga per arrivare con le riforme fatte alle politiche del 2018, lasciandosi alle spalle tutti quelli che non sono d’accordo con lui, vedi Civati e Fassina.

Ma da proprietario di una casa, lasceresti la proprietà all’inquilino solo perché rispetta le regole che avevi concordato con lui?

 

 

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