Bollette dell’acqua, i sindaci e la politicad

Bollette dell’acqua, i sindaci e la politicad

baraondanews.it

La sorveglianza pubblica nella gestione privata dei beni pubblici è fondamentale. Purtroppo però, non manca giorno in cui l’ignavia dei “controllori” porta a consistenti danni (costi) alla collettività.

La gestione del servizio idrico nell’Alto Valdarno (composto da 31 sindaci della provincia di Arezzo e 5 della provincia di Siena)  rientra pienamente in questo caso, in quanto la gestione del servizio è affidata a una società privata – Nuove Acque S. p. a. – e i sindaci ricoprono un importante ruolo di sorveglianza all’interno della Conferenza territoriale, dove possono partecipare tutti i sindaci dell’Alto Valdarno.

Il primo elemento per una buona sorveglianza pubblica è senza dubbio la partecipazione attiva dei sindaci alla Conferenza territoriale. Questo requisito però, oggetto del nostro approfondimento, non è sempre garantito, soprattutto quando si prendono decisioni che ricadono sulla testa e le tasche dei cittadini.

In occasione della Conferenza territoriale del 4 dicembre 2015, passata alle cronache come la riunione degli aumenti tariffari delle bollette, la presenza dei sindaci o dei loro delegati, è risultata a dir poco scarsa: 8 su 36 convocati. Per dovere di informazione, alle ore 11 le presenze dei sindaci avevano raggiunto le 9 unità per l’arrivo di Miriano Miniati – Assessore delegato del Comune di Cortona – subito dopo però, intorno alle 12, l’uscita del sindaco di Castel Focognano (unico sindaco a rappresentare il proprio Comune) aveva fatto scendere a 8 il numero dei presenti.

“Una riunione dove c’erano, per onestà, pochissimi Comuni” – afferma durante un’interrogazione consiliare Giuseppe Ginepri, Assessore delegato del Comune di Monte San Savino alla Conferenza territoriale.

“Dei tecnici dell’Autorità Idrica Toscana – prosegue Ginepri – sono venuti da Firenze e hanno spiegato la nuova rimodulazione tariffaria. Ci veniva detto che Nuove Acqua è la società con il fisso più alto di tutti e cinque i gestori della Toscana. L’operazione doveva essere quella di abbattere il 50% del fisso in bolletta […] Dalle notizie di stampa del Comitato Acqua Pubblica sembra invece che gli aumenti siano oltre il 15% […] Non so se per cattiva informazione di coloro venuti quel giorno, o perché sono emersi nuovi elementi che in quella riunione, ripeto, non sono stati presentati”.

Quando i sindaci, o i loro delegati, scoprono le cifre del piano tariffario dal Comitato Acqua Pubblica è facile comprendere l’inconsistenza della Conferenza territoriale, e quindi del controllo pubblico sulla gestione integrata del servizio, con un’effettiva subalternità ai tecnici dell’Autorità Idrica Toscana.

Dovrebbe essere la Conferenza territoriale a prendere una decisione in modo autonomo, da presentare successivamente all’Autorità Idrica Toscana (nata con la Legge regionale numero 69 del 2011 e composta da 50 sindaci fra i 287 Comuni toscani). Se, invece, la proposta dei Sindaci nella Conferenza territoriale è “dettata” dai tecnici dell’Autorità Idrica Toscana, i risultati sono quelli che Gianfranco Morini – Presidente del Comitato Acqua Pubblica di Arezzoha sottolineato nell’intervista rilasciata a Lo StampAteo.

“Una ristrutturazione tariffaria – afferma Morini – era prevista e andava discussa nella Conferenza territoriale seguendo condizioni chiare. La prima condizione richiamava all’invarianza di gettito per il gestore, la seconda a un tetto massimo di aumenti che non doveva superare il 10% dell’anno precedente. Inoltre, il Comitato Acqua Pubblica aveva chiesto di tenere presente il numero dei componenti familiari per il nuovo piano tariffario”.

Considerando che gli aumenti hanno raggiunto, e talvolta superato, il 20% rispetto all’anno precedente, è facile comprendere come i primi due requisiti per una buona ristrutturazione tariffaria siano stati stravolti. Il terzo aspetto, quello di “tenere presente il numero dei componenti familiari”, è stato disatteso in modo ufficiale dalla stessa Conferenza territoriale:

“L’aspetto non positivo – si legge nel Verbale – è dato dal fatto che i maggiori aumenti si collocano a carico delle famiglie numerose”.

E il ruolo dei sindaci? È ancora Morini a evidenziare come il Comune di Arezzo, una sorta di capofila sia nella Conferenza territoriale sia nell’Assemblea regionale A. I. T., “non aveva capito che doveva sborsare circa 200mila euro in più: non si sono resi conto di che cosa avesse approvato”.

“Più di una volta – ha continuato Morini – chiamiamo in causa i sindaci perché non devono essere dei facilitatori dei gestori, ma fare scelte politiche che aiutino i cittadini. Non devono, e non possono, nascondersi dietro alla scusa che sono questioni tecniche: devono esercitare il loro ruolo politico”.

 

 

 

 

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