Ballottaggi: focus su Arezzo

Ballottaggi: focus su Arezzo

Quando i temi della politica nazionale entrano nel dibattito del voto amministrativo devi sperare di avere il vento in poppa, oppure proporre una prospettiva amministrativa che superi le questioni politiche, quelle che potenzialmente possono affossarti.

Entrambi questi elementi non erano nelle mani del candidato renziano Matteo Bracciali, che alle primarie PD aveva sconfitto con margine gli altri competitors, ma non è riuscito a superare l’ostacolo più grande, che ad Arezzo si chiama Alessandro Ghinelli: alla guida di una coalizione di centrodestra e ora nuovo Sindaco della città.

Perché Arezzo era così importante in questa tornata elettorale?

Nella città più renziana d’Italia, come la definì Gianni Cuperlo nella campagna congressuale 2013, si sono materializzati gli effetti delle contrapposizioni politiche fuori e dentro gli schieramenti/partito. Le tensioni in Parlamento e nel Consiglio regionale toscano, hanno di fatto aumentato lo scontro politico durante la campagna elettorale, ma non era semplice quantificare i risvolti numerici.

Prendiamo la Riforma della scuola. Il dibattito si è sviluppato ad Arezzo nel mese di maggio, provocando non poche frizioni tra Bracciali e parte di quell’elettorato che storicamente guarda al centrosinistra: astensione e voto di protesta sono probabilmente il segno più evidente di come si è tradotta la discussione, soprattutto in chiave ballottaggio.

Con la Riforma della Sanità Toscana si è andati ben oltre, perché ha unito fronti storicamente contrapposti: il Referendum per l’abrogazione della riforma sta facendo dialogare sinistra e destra, con l’effetto sandwich sul Partito Democratico, e quindi su Bracciali.

Proviamo a capire meglio.

Al primo turno si sono presentati nove candidati. Dopo lo spoglio scopriamo che solo quattro hanno un po’ di consenso. Bracciali (18910 voti pari al 44,21%), Ghinelli (15393 voti / 35,98%), Ricci del M5S (3879 voti / 9,06%) e Mori (1973 voti / 4,61%) sostenuto da due liste Civiche di Sinistra (Insieme Possiamo e Cittadinanza attiva). L’astensione raggiunge il 42%.

A quel punto la città si butta nel ballottaggio. Non arrivano politici nazionali, si preferisce mantenere lo scontro politico sul piano locale. Emergono due momenti importanti.

Il primo è il dibattito pubblico in Piazza San Francesco, dove Ghinelli appare a suo agio: Riforma della Sanità e Sicurezza in città sono questioni molto sentite e gli applausi (e i fischi) fanno comprendere la profondità del malessere aretino.

Il secondo momento è il confronto televisivo, dove i candidati dovevano presentarsi con un ‘sostegno’ politico. Ghinelli in coppia con Stefano Mugnai, Consigliere regionale di Forza Italia al secondo mandato; Bracciali con Vincenzo Ceccarelli, Assessore uscente e prossimo alla riconferma in Regione dopo la stratosferica prestazione di preferenze ottenute.

Qual è il punto? Ghinelli è con un partner politico chiaro, espressione del berlusconismo toscano. Invece Bracciali è con un esponente che di renziano non ha niente: Sindaco di Castel San Nicolò per due mandati, Presidente della Provincia per due mandati e ora in Consiglio Regionale per il secondo mandato.

Tutto quello che Renzi ha condannato politicamente negli ultimi anni era bellamente in televisione.

Ghinelli ha vinto perché ha mantenuto i nervi saldi; ha capito dove colpire ma senza strafare. Il tempo dirà se saprà amministrare.

Bracciali ha subìto più che attaccato, proprio quello che la politica renziana non deve fare.

Perdere di un solo voto o di mille non cambia le cose, quello che conta è la natura della sconfitta: sei renziano? Allora fallo fino in fondo.

 

 

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