Arezzo, Milano e il Partito della Nazione

Arezzo, Milano e il Partito della Nazione

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Sembra ormai tutto pronto per la nascita del Partito della Nazione. Dopo le polemiche sui voti di Denis Verdini a sostegno di un Governo Renzi sempre più spostato al Centro, è arrivato il momento di fare due conti. Ed è stato ancora una volta Verdini a farli con il suo stile bonario quanto esplicito:

“Se votassi a Milano sosterrei Giuseppe Sala”.

Con le imminenti amministrative 2016, Milano sembra essere sempre più un laboratorio dove costruire, o distruggere (dipende dai punti di vista), percorsi politici decennali: uno di quei momenti politici che accelerano evoluzioni rimaste più nelle intenzioni che nella pratica politica.

lanazione.it
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Nel 2015 era stata la città di Arezzo a rappresentare uno dei possibili momenti di svolta. La vittoria alle Primarie PD del renziano Matteo Bracciali, braccio destro dell’Onorevole Marco Donati, stava per aprire una nuova stagione politica: Arezzo si apprestava a divenire sia il laboratorio politico per il Partito della Nazione sia un modello amministrativo di rottura rispetto al classico Centrosinistra, dove alcuni partiti di sinistra avevano partecipato al progetto Primarie senza però presentare una propria candidatura.

Le cose però andarono diversamente. La sconfitta del Centrosinistra, con la conseguente vittoria della lista civica capeggiata da Alessandro Ghinelli, fu una doccia fredda per i renziani e per il progetto del Partito della Nazione. Non erano ancora maturi i tempi? Le Primarie a Milano e le successive elezioni amministrative ripropongono con il tema del Partito della Nazione, consegnando al Premier Matteo Renzi nuovi strumenti per proseguire con il suo percorso politico e istituzionale.

Tra Arezzo e Milano ci sono differenze politiche sostanziali. In primo luogo la composizione delle Primarie, che ad Arezzo videro solo candidati PD, mentre a Milano i confini appaiono indefiniti: i candidati in campo – Giuseppe Sala, Pierfrancesco Majorino e Francesca Balzani – sembrano ricoprire tutto l’arco dello schieramento del Centrosinistra ‘classico’ pur non avendo un candidato che sia espressamente sostenuto dal Partito Democratico. Una situazione che potrebbe evitare le numerose liste di sinistra, quelle che si formarono ad Arezzo prima e dopo la vittoria del candidato PD Bracciali.

unita.tv
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In secondo luogo la differenza politica risulta nel candidato scelto, o sostenuto, da Matteo Renzi. Con Bracciali si poteva parlare di renziano doc, mentre di Giuseppe Sala possiamo dire che fino a ieri è stato la figura di riferimento per Expo 2015, nel recente passato un manager della Pirelli e ora un candidato in grado di rappresentare sia Renzi che il Partito della Nazione in ambito locale.

La persona giusta al momento giusto? Vedremo.

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