Arezzo, le Unioni Civili e la famiglia

Arezzo, le Unioni Civili e la famiglia

In attesa della discussione parlamentare sul ddl Cirinnà, le città italiane si sono mobilitate per sostenere il provvedimento che prova a regolamentare le Unioni Civili. Anche Arezzo si è mobilitata con una manifestazione in Piazza San Jacopo, culminata in un flash mob al suono della sveglia (#SVEGLIATITALIA).

unioni-civiliDal riconoscimento civile delle coppie omosessuali, all’adozione del figlio del partner (stepchild adoption), il ddl Cirinnà cerca di garantire importanti diritti civili a una parte della società italiana. Tuttavia, come dimostrano i 6000 emendamenti presentati dalle varie opposizioni, il percorso del provvedimento è tutt’altro che semplice. Come spesso accade in Italia il rischio di trasformare una discussione sui diritti civili in uno scontro sui diritti politici tra i vari partiti è molto più elevato. Anche l’atteggiamento del Governo Renzi va in questa direzione, perché se da un lato presenterà il provvedimento Cirinnà così come è stato concepito, dall’altro non metterà la fiducia, richiamandosi alla libertà di coscienza dei deputati. A differenza di quanto accaduto nel recente passato, quando l’Unione Europea chiedeva di legiferare su importanti questioni, il Governo Renzi ha così deciso di non esporsi ‘troppo’. La composizione della maggioranza governativa, nonché quella del Partito Democratico, è legata a radici cattoliche, che in materia di diritti civili pesano molto:  il Ministro degli Interni Angelino Alfano si è detto “vicino con la mente e con il cuore al Family Day”, mentre il silenzio delle componenti cattoliche nel PD ha spinto il Presidente della Camera Laura Boldrini a richiamare l’attenzione sulle adozione: “lo stepchild adoption? Doveroso”.

Per il Governo Renzi poteva essere un’occasione importante per ridurre la distanza tra  Istituzioni e Società Civile; tra Governo e Società Civile. Ma così non è stato. Matteo Renzi parlerà con ogni probabilità di risultato storico per l’approvazione della prima legge in materia di diritti civili, ma il cammino per avere uno Stato laico resta lungo. Molti Governi della Repubblica non hanno fatto niente in materia di diritti civili, non possiamo quindi pensare che il Governo Renzi possa recuperare tutto il gap accumulato. Tuttavia, ci sono occasioni uniche, che meritano attenzione, approfondimento e coraggio politico.

omofobia-unioni-civiliPrendiamo il tema dell’omofobia. Il nostro Paese non ha un’alfabetizzazione in grado di aiutare le persone a distinguere tra maleducazione e insulto omofobo. La recente querelle calcistica tra Maurizio Sarri e Roberto Mancini ne è una prova tangibile

L’epiteto usato da Sarri – ‘frocio’ – per offendere Mancini, non è frutto dell’omofobia, ma piuttosto di una forma di maleducazione becera e provinciale. E’ altresì necessario evidenziare il fatto che la gravità delle parole di Sarri risieda più nella spiegazione del fatto che nel fatto stesso: “Nella confusione – ha detto Sarri – ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente”.

Si è quindi trattato di un impulso irrefrenabile, culminato con l’offesa più tagliente che si possa rivolgere a un altro “maschio”. Tutta la polemica, come altre nel passato, sono state veicolate solo dai Media senza un’effettiva finalità educativa, e come in ogni vicenda italiana si è creata una contrapposizione da stadio, riassunta nell’hastag di Twetter #sarrimancini e nell’intervento delle Iene e di Striscia la notizia per normalizzare la situazione (Ma come facevamo prima!?).

Non c’è da stare sereni, anche perché la questione omofobia è strettamente legata al tema della famiglia, anzi di “una gran varietà di tipologie familiari rispetto alla tipologia unica che per millenni aveva dominato la scena (Enrico Cheli, L’epoca delle relazioni in crisi)”.

Come ha dimostrato anche Piazza San Jacopo ad Arezzo, la ‘varietà di tipologie familiari’ è già realtà, mentre il linguaggio usato per definire le persone e i loro rapporti, è rimasto a qualche decennio fa, alimentando un pericoloso cortocircuito che rischia di provocare continui fraintendimenti, nuove polemiche e scontri non verbali.

 

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